Bloccato il piano di ampliamento del Molo Settimo

Stop dopo la procedura di preinfrazione aperta dalla Ue per la concessione affidata dall’Authority senza gara. Maneschi furibondo: "Finirà come con Porto Vecchio"

«Il Porto Nuovo di Trieste? Finirà come il Porto Vecchio». Ha il dente avvelenato Pierluigi Maneschi che si vede piombare grane su tutti e tre i fronti su cui è impegnato a Trieste. Dopo la storia infinita di Greensisam in Porto Vecchio, con la messa in vendita della società e la multa di 60 milioni a Italia marittima - che una norma inserita nella Legge di stabilità potrebbe però evitare - arriva lo stop al progetto di ampliamento del Molo Settimo. «Eravamo pronti, siamo stati bloccati - afferma Maneschi - perché i triestini hanno una dote particolare, quella dell’autodistruzione». Lo stop stavolta è causato dalla procedura di preinfrazione aperta dall’Unione europea relativamente alle modalità con cui l’Authority ha affidato a Trieste marine terminal, la società di Maneschi presieduta da Fabrizio Zerbini, la concessione poi avallata dal Comitato portuale all’unanimità. «Abbiamo fatto i rilievi, i carotaggi, ottenuto sull’adeguamento tecnico-funzionale un primo via libera da parte del Ministero al quale abbiamo già inviato il progetto esecutivo. Ebbene, adesso - commenta il terminalista - non possiamo nemmeno firmare la concessione perché c’è il pericolo che venga invalidata. Siamo finiti nel gorgo della burocrazia europea, rischiamo di perdere altri anni, tutto si blocca di nuovo. Aspettiamo, non c’è fretta, alla fine l’avrà vinta chi vuole vedere anche il Porto Nuovo ridotto nelle condizioni in cui è oggi il Porto Vecchio».

Il progetto prevede un investimento di 188 milioni («il più grande mai fatto da un privato in un porto italiano», l’ha definito Maneschi): 150 milioni per allungare il Molo Settimo di 200 metri e allargarlo di 20, e 38 milioni per il potenziamento dell’equipment, vale a dire le infrastrutture a partire dalle gru di piazzale e di banchina. A regime sarà possibile far ormeggiare contemporaneamente due navi transoceaniche sul lato Sud della banchina e un feeder sulla testata del molo. A lavori conclusi infatti la lunghezza della banchina passerà da 770 a 970 metri e la larghezza in testa a 420 metri. Per ammortizzare questo investimento, Tmt aveva ottenuto una concessione di 60 anni, mentre quella attualmente in vigore scade nel 2031. Le superfici demaniali sarebbero arrivate a 407mila metri quadrati con un canone annuo, secondo le disposizioni vigenti, di un milione 739mila euro. Ma la società avrebbe chiesto e ottenuto di pagare per i primi dieci anni soltanto 500mila euro.

Il 15 ottobre però la sezione Appalti pubblici e concessioni della Direzione generale mercato interno della Commissione europea ha inviato al governo italiano una lettera nella quale afferma che «i servizi della Commissione desiderano attirare l’attenzione delle autorità italiane in merito ad alcune recenti decisioni dell’Autorità portuale di Trieste concernenti l’affidamento di una serie di concessioni sullo sviluppo delle attività portuali». Si specifica che le concessioni in questione sono quella appunto di 60 anni a Tmt, quella di 50 alla Siot per il terminal marino dell’oleodotto transalpino e quella di 60 a Teseco per un terminal traghetti nell’area dell’ex raffineria Aquila. «L’affidamento di una concessione di lavori e/o l’autorizzazione a gestire beni del Demanio pubblico, qualora avvenuti senza alcuna procedura di evidenza pubblica - rileva la lettera - contravvengono ai principi contenuti nel Trattato sul funzionamento dell’Ue». Nei casi in questione non sono state fatte gare. «Se serviva dare alle richieste evidenza europea - controbatte Maneschi - l’Ue poteva rilevarlo prima e l’Autorità portuale avrebbe potuto ampliare la fase di pubblicità. Nel caso nostro però la situazione è ancora più assurda, Tmt è infatti comunque titolare di una concessione che scade appena nel 2031. Chi mai si sarebbe messo in corsa, se fosse stata bandita una gara, pianificando fin d’ora di voler gestire il Molo Settimo dopo il 2031?»

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