In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Il Comune “vuole” i Musei provinciali

Lettera del sindaco Romoli alla presidente Serracchiani: «La Regione vuole gestirli? Sbagliato, siamo noi i garanti del territorio»

2 minuti di lettura
I Musei provinciali di Borgo Castello 

Con la (prossima) scomparsa della Provincia di Gorizia si apre una nuova partita: quella della futura gestione dei Musei provinciali. La Regione vorrebbe assumerla direttamente: questo è l’intendimento espresso dall’assessore Gianni Torrenti. Ma il sindaco Romoli e la sua giunta si oppongono a questo disegno: ritengono più logico che ad occuparsene sia il Comune di Gorizia. In realtà, più che la gestione, è prioritario il mantenimento in loco delle collezioni.

L’appello del sindaco

Per esprimere questi concetti, il primo cittadino ha convocato ieri mattina una conferenza stampa e ha illustrato i contenuti di una lettera inviata alla presidente Serracchiani, all’assessore regionale Torrenti e a tutti i consiglieri regionali, sia di maggioranza che di opposizione. «Sia chiaro: i toni non sono quelli della protesta e della rivendicazione. Semplicemente - le parole di Romoli - riteniamo sia più giusto che la gestione, anziché all’Azienda speciale di Villa Manin (emanazione della Regione, ndr), passi al Comune. Le collezioni appartengono alla nostra città: non vorrei che finendo nel calderone dell’Azienda quadri e reperti di interesse storico finissero altrove. Negli ultimi giorni c’è stata un’accelerazione di questo processo e, quindi, ho ritenuto di venire allo scoperto».

La lettera alla Regione

Nella missiva si ricorda che «nell’ambito della complessa e delicata riforma degli enti locali che sta interessando il Friuli Venezia Giulia, la scomparsa della Provincia di Gorizia comporterà, con riferimento in particolare alla gestione dei Musei provinciali, un problema che rappresenta un unicum in tutta la regione, dal momento che nessuno degli altri enti coinvolti (a Trieste, Udine e Pordenone) dispone di una struttura museale di tale importanza. Da una ricerca storica risulta che già nel 1909 venne istituito a Gorizia il Nuovo museo civico, le cui collezioni comprendevano una pinacoteca di autori locali e veneti, una raccolta di stampe, una sezione numismatica e medaglistica, oggetti dell’industria e dell’artigianato goriziano quali la ceramica e il vetro, nonché una collezione storica dell’industria tessile e del costume. A seguito dei bombardamenti della Prima guerra mondiale che resero inagibile la sede del Museo, le collezioni che si riuscirono a recuperare vennero trasferite a Palazzo Attems, sede del Museo provinciale dal 1861, dove vennero conservate e esposte accanto a quelle provinciali».

La questione delle collezioni

Tutta questa premessa per dire che «è facile comprendere come il patrimonio dei Musei provinciali non può essere sottratto al suo territorio di riferimento che è, e deve rimanere, il Goriziano: ecco, quindi, che posto di fronte alla proposta dell’assessore Torrenti di procedere alla gestione e all’acquisizione da parte della Regione di tali collezioni, non posso che manifestare la mia contrarietà soprattutto in ordine alla proprietà di esse».

Secondo Romoli, «la gestione di queste collezioni e soprattutto la loro proprietà debbono rimanere in capo alla collettività goriziana. Tanto che, in caso contrario, i cittadini subirebbero inevitabilmente uno scippo gravissimo, a seguito del quale si troverebbero ad essere letteralmente spogliati delle loro più importanti e significative radici storiche e culturali».

Conclude il sindaco nella lettera alla Regione: «Infatti, anche qualora, oggi, la Regione ci rassicurasse in merito al mantenimento di esse a Gorizia, nel corso del lungo periodo tale impegno potrebbe venir vanificato da decisioni diverse...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori