In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

«Cecovini, una vita dedicata alla sua città»

Convegno sullo scrittore-politico. Numerose testimonianze e quella disputa con Biagio Marin

1 minuto di lettura

Politico, giurista, letterato, scrittore, studioso del mondo che lo circondava, della storia e della filosofia. Ma anche uomo capace di improvvise fiammate, come quando minaccio' il poeta gradese, Biagio Marin, di sfidarlo a duello, virtuale ovviamente, per replicare alle pesanti critiche che lo stesso Marin aveva indirizzato alla lista per Trieste in un pubblico consesso. Tutto questo e' stato Manlio Cecovini, personaggio poliedrico e incisivo della vita cittadina e non solo, scomparso nel 2010, di cui si e' celebrato ieri il centenario dalla nascita con un convegno intitolato "Manlio Cecovini: narratore e saggista del '900", organizzato dal Centro studi che porta il suo nome. Introdotto dal presidente del Centro, Luigi Milazzi, l'appuntamento, dopo i saluti del sindaco, Roberto Cosolini, il quale ha dichiarato che a Cecovini sarà intitolata una via, e del vice presidente della Provincia, Igor Dolenc, e' vissuto inizialmente sulla descrizione del Cecovini scrittore e saggista, per opera di Giorgio Baroni, dell'Università cattolica del Sacro cuore di Milano. «

Nella parte finale della sua esistenza - ha ricordato Baroni - Cecovini disse che 'la vita e' il massimo bene, e' la condizione per poter beneficiare di qualsiasi altro bene e per me la vita e' stata vissuta pienamente'. Una frase che definisce la personalità di Cecovini». Di "Rigoroso e logico autore" ha parlato Irene Visintini, del Centro studi 'Manlio Cecovini', che ha citato un testo in particolare, "Nottole ad Atene". «Cecovini - ha spiegato - e' stato un moderno Farinata degli Uberti, perché per tutta la vita si impegno' per la sua Trieste». Fulvio Salimbeni, dell'Università di Udine, ha ricordato che, nel 1968, in occasione del cinquantenario della fine del primo conflitto mondiale, «Cecovini scrisse un trattato di storia, argomento che lo appassionava. Il suo impegno politico non si ridusse mai a una delirante volontà di separazione – ha aggiunto – ma guardò invece a una costruttiva autonomia nel contesto nazionale». Giovanni Gregori, consigliere del Centro studi "Biagio Marin" ha citato l'episodio più colorito: «Domani ti manderò i miei padrini, disse Cecovini rivolgendosi a Marin - ha ricordato Gregori - dopo che quest'ultimo aveva definito fallimentare il bilancio politico della lista per Trieste, perché non era riuscita a unire l'intera città, ma solo a vincere le elezioni comunali con una maggioranza relativa che aveva prodotto Cecovini sindaco. Ma fu un'ironica provocazione - ha concluso Gregori - all'amico di tante iniziative letterarie comuni».

Ugo Salvini

I commenti dei lettori