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L’Istria e la Dalmazia alla conquista degli aerei da turismo

Nasce “Fly Croazia” che punta a creare una rete di una ventina di terminal su misura di velivoli privati

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Un'immagine dell'aeroporto di Veglia 

È stato presentato all’aeroporto Fiume di Castelmuschio (Omišalj), nell’isola di Veglia, il progetto Fly Croatia, per la promozione del turismo aerotrasportato nel Paese. L’appuntamento è stato promosso dagli enti camerali di Croazia e Regione quarnerino–montana, dall’Assoturistica vegliota e dal Terminal aereo di Castelmuschio, presenti i sindaci dell’isola quarnerina, esponenti di aziende e delle comunità turistiche di Veglia.

L’intento è di creare una rete comprendente una ventina di aeroporti turistici in Croazia, dislocati nella maggior parte dei casi nelle regioni costiere, Istria e Quarnero compresi. I proprietari dei velivoli da turismo arriverebbero in questi scali, per poi fruire di impianti ricettivi grazie ad una serie di programmi, che renderebbero le loro vacanze migliori e più attraenti. Romano Cvek, coordinatore di un progetto che ha l’appoggio dello Stato croato, ha tenuto a specificare che il Paese già dispone di numerosi terminal turistici, che però dovrebbero essere valorizzati al meglio, grazie a fondi statali e dell’Unione europea.

«A distanza di 2–3 ore di volo dalla Croazia – ha affermato Cvek – ci sono circa 400 mila velivoli, di cui 300 mila appartengono a singoli, gente senz’altro benestante e che avrebbe tutto l’interesse a trascorrere i giorni liberi in Croazia. Al momento offriamo poco a questo genere di potenziali ospiti, ma il progetto Fly Croatia si prefigge appunto di modernizzare la ventina di aeroporti, renderli più funzionali e di qualità».

Per arrivare a questo traguardo, servono sui 230 milioni di kune, circa 29,9 milioni di euro, il 70 per cento dei quali potrebbe arrivare dalle casse dell’Europa comunitaria. La richiesta sarà inoltrata a Bruxelles in tempi sufficientemente rapidi, con la valutazione che questo ramo dell’industria turistica nazionale potrebbe generare entrate per 40 milioni di euro, 10,5 milioni dei quali andrebbero a rimpinguare i budget dello Stato e delle autonomie locali interessate, sottoforma di tasse e indennità di concessione. Uno dei terminal che abbisogna di urgenti lavori di miglioria è quello di Artatore (Lussino), che potrebbe diventare uno tra i più trafficati nell’Adriatico settentrionale e invece sta pagando le conseguenze di una pista troppo corta e di strutture non all’altezza.

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