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Oggi i funerali di don Maks. «Non voglio il vescovo»

Il padre del sacerdote suicida non gradisce la sua presenza. «Mio figlio trattato come un criminale». Messa a San Giovanni celebrata da padre Jakomin

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Don Maks Suard 

Hanno scelto la parrocchia di origine, San Giovanni, per celebrare il funerale. Ma tenendo fuori il vescovo Giampaolo Crepaldi. Don Maks Suard, il sacerdote accusato di pedofilia che si è suicidato in canonica, verrà ricordato oggi nella chiesa di piazzale Gioberti, alle 13. A officiare il rito non sarà dunque il presule della città, come avviene abitualmente per un prete della diocesi, bensì don Dusan Jakomin, rappresentante della minoranza slovena. La decisione di escludere Crepaldi, in questi giorni comunque impegnato ad Assisi per partecipare all’Assemblea generale straordinaria della Cei, non è affatto casuale: è un’esplicita volontà della comunità di Santa Croce, soprattutto giovani ed ex alunni di don Maks, cioè quanti si sono incaricati di organizzare la messa. E soprattutto del padre, Giorgio Suard: «Meglio che il vescovo non si faccia vedere. Perché io credo che sia stato lui a indurlo al suicidio», ribadisce.

«Io contro la Chiesa non ho nulla, ma con una persona del genere non voglio aver niente a che fare. Ha trattato mio figlio come un criminale e non mi aveva nemmeno avvertito della morte…»

Sara Matijacic, un’ex studentessa di don Maks, una del gruppo che ha contribuito ai preparativi per il funerale, conferma: «Non ci siamo rivolti all’arcivescovo ma a don Jakomin perché era il padre spirituale di Maks, ma anche in considerazione dei fatti che sono accaduti. C’è infatti una convinzione diffusa tra alcuni della nostra comunità – chiarisce Sara – cioè che il vescovo sia anti-sloveno. In ogni caso ci tengo a ricordare che ieri (lunedì, ndr) Crepaldi ha celebrato per la minoranza una messa molto sentita a San Giusto, come avviene ogni anno, manifestando la propria vicinanza alla comunità».

L’esposizione della salma è prevista attorno alle 11 e 45 a Sant’Anna, seguirà il rito a San Giovanni. Nonostante le polemiche, su cui i vertici della diocesi di Trieste avevano anche ventilato il rischio di uno “scisma”, la Curia sarà presente con don Anton Bedencic, attuale Vicario episcopale per la minoranza. Bedencic, tuttavia, non vuole commentare: «Non ci sarà il vescovo – si limita a dire – però sono loro, i giovani, che hanno voluto fare così. Io sarò lì, con altri sacerdoti sloveni, nella preghiera». Nemmeno il funerale del prete riesce a riparare la frattura tra Santa Croce e Crepaldi.

Il presule era già stato contestato dalla minoranza slovena nel giorno di Ognissanti: aveva pensato di recarsi sull’altipiano proprio per celebrare la festività nel piccolo paese carsico, in segno di vicinanza alla comunità, ma i fedeli avevano subito abbandonato la chiesa.

Al prelato viene imputato il modo con cui ha portato avanti il caso: a cominciare dalla rapidità con cui la Curia, via comunicato, ha reso nota la causa all’origine del suicidio di don Maks, vale a dire quella vecchia storia di “attenzioni” che il sacerdote aveva riservato 17 anni prima a una tredicenne. Una vicenda riemersa in queste settimane e che ha spinto il vescovo a prendere provvedimenti nei confronti del sacerdote di Santa Croce, togliendogli gli incarichi in parrocchia e a scuola, dove Maks insegnava religione. Un gesto nel quale la comunità slovena ha ravvisato “eccessiva irruenza” e poca vicinanza al dolore e al peso che il prete, dal carattere chiuso e schivo, stava evidentemente vivendo in quei giorni.

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