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«Delitto Degrassi, ergastolo a Carannante»

Portuale ucciso a Monfalcone, il pm chiede il massimo della pena dopo una lunga requisitoria: «Spiccato istinto criminale»

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Michele Carannante in Tribunale per l'udienza (Foto Bruni) 

«Ergastolo per Michele Carannante». Ieri mattina il pm Valentina Bossi ha sigillato con queste parole la sua requisitoria lunga quattro ore a carico del giovane, residente a Duino, ritenuto l’assassino di Riccardo Degrassi, il portuale monfalconese morto il 19 gennaio del 2013 a Monfalcone per i colpi inferti con due pesanti vasi di fiori e con un contenitore di plastica. Da una parte ad ascoltare la richiesta di pena il collegio della Corte d’Assise presieduto da Giorgio Nicoli, a latere Enzo Truncellito e gli otto giudici popolari. Dall’altra, l’imputato Carannante seduto vicino a uno dei suoi difensori, l’avvocato Elisabetta Burla (l’altro è Ginnantonio Milio). Immobile, come inebetito, il giovane è rimasto impassibile quando ha sentito pronunciare la parola «ergastolo». Non ha abbassato gli occhi né ha tradito alcuna emozione.

Quattro ore di requisitoria, dunque. Il pm Valentina Bossi parla di «circostanze oggettive» attribuendo a Carannante tutta la responsabilità del massacro. «Non abbiamo alcun elemento per dire che quella notte in via Marco Polo vi erano più persone», dice il pm rendendo vano così l’ultimo tentativo di difesa del giovane: lui aveva detto che altri erano stati gli autori dell’omicidio, gente che apparterrebbe «a un giro di droga», quelle stesse persone che lo avrebbero obbligato a colpire la vittima.

Poi il pm, citando il medico legale Carlo Moreschi, apre la finestra nell’orrore della morte «lenta» di Degrassi. «È stato colpito - dice il rappresentante dell’accusa - con incredibile e assurda violenza da ambo i lati. Non ha neanche potuto reagire di fronte a tanta violenza». Il pm è preciso. Snocciola una ad una le prove di quella notte di sangue. Parla delle testimonianze degli amici con i quali Carannante aveva trascorso la serata. Ricorda le immagini registrate in varie strade di Monfalcone.

Poi accenna ai tabulati dei cellulari di Carannante e di Degrassi. Ma anche al terribile messaggio lasciato da una chiamata effettuata da Carannante con il cellulare di Degrassi in cui si sentono in sottofondo i rantoli dell’uomo in agonia. Ma il pm accenna anche alle impronte lasciate dalle scarpe sul luogo del delitto. Ancora: i vestiti recuperati dopo la perquisizione. Infine, le intercettazioni dei colloqui effettuate in carcere.

Il magistrato incalza senza tregua: «Carannante ha dato tre versioni di quanto accaduto». Il pm è lucido, quasi spietato: «L’imputato ha dimostrato capacità non da poco». Parla di ferocia e di «volontà di uccidere». E riguardo a Degrassi osserva che è stato «ucciso perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato». Alla fine rileva che nel «comportamento di Carannante non c’è stata nessuna logica». Ancora: «Dopo il delitto i suoi comportamenti sono stati irrazionali. Ha un istinto criminale spiccato». Per questo, secondo il pm Bossi, non gli vanno concesse nemmeno le attenuanti generiche. Mentre bisogna considerare le aggravanti dei futili motivi. Dice: «Ergastolo».

Dopo poco la parte civile, rappresentata dall’avvocato Giovanni Iacono, aggiunge la sua richiesta: 500 mila euro. Il risarcimento per una morte assurda, da «arancia meccanica».

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