«Avvisi di pericolo rimossi dalle scatole piene di amianto»

L'interno del tribunale di Trieste

Così un testimone nel processo agli ex dirigenti Gmt Lippi, Bocchini e Antonini e che riguarda la morte di 8 lavoratori

«Quelle targhette con l’immagine del teschio e delle ossa incrociate, e con le indicazioni, venivano tirate via con il taglierino e asportate». Così, il materiale «non aveva identificazione». Ma all’officina, per le lavorazioni, arrivava lo stesso. Gli scatoloni passavano comunque. E dentro quegli scatoloni c’erano pezzi di amianto. In origine, sui contenitori vi erano appunto le targhette che indicavano la pericolosità del materiale racchiusovi e le precauzioni da adottare nel caso di utilizzo: «Le scatole erano le stesse». Chi rimuovesse quelle indicazioni, non si sa. Parole che ieri sono state pronunciate, davanti al giudice Enzo Truncellito, da un ex dipendente della Grandi Motori e per alcuni anni anche rappresentante sindacale all’interno dell’azienda, Gino Paro, chiamato a deporre come testimone nel processo a carico degli ex dirigenti Gmt Manlio Lippi, Enrico Bocchini e Corrado Antonini. I tre sono accusati dal pm Matteo Tripani a vario titolo di omicidio colposo plurimo e di una serie di violazioni riguardanti la prevenzione negli ambienti di lavoro: il procedimento riguarda la morte di otto lavoratori che per anni avevano operato nello stabilimento di Bagnoli della Rosandra.

Nella sua testimonianza Paro ha inoltre spiegato di aver sollevato più volte negli anni Settanta e Ottanta la questione della pericolosità dell’amianto, anche con gli allora responsabili della sicurezza nell’officina dove carpentieri e saldatori lavoravano. L’ex sindacalista ha poi affermato che «le mascherine venivano usate poco» e, rispondendo a una domanda sui relativi controlli, che il loro impiego era «lasciato alla sensibilità individuale». Altro dettaglio sulle modalità di lavoro dell’epoca (l’inchiesta riguarda il periodo fra il 1971 e il 2001, le morti sono avvenute successivamente: secondo l’accusa le patologie fatali sono state determinate proprio dall’esposizione all’amianto nello stabilimento) è inerente la divisione, nel capannone, tra le diverse zone e tipologie di incombenze: «Eravamo separati da teli. Sotto c’era mezzo metro vuoto, poi due-tre metri di telo e sopra di nuovo tutto aperto».

I tre imputati sono chiamati a rispondere in aula alla luce dei ruoli di vertice ricoperti in quegli anni nella società: Manlio Lippi in quanto ne è stato dal 1977 al 1984 presidente e amministratore delegato; Enrico Bocchini presidente del cda di Fincantieri dopo l’incorporazione della Gmt nella stessa (avvenuta nel 1984); mentre l’ex presidente di Confindustria Trieste Corrado Antonini è stato dal 1984 ai vertici di Fincantieri come direttore generale e amministratore delegato, e dal 1994 anche presidente.

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