In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Violino rimette in moto il “folle” valzer di Palazzo

Il leghista a rischio espulsione medita il passaggio ad Autonomia responsabile bruciando sul tempo Tondo e modificando gli equilibri interni del gruppo

2 minuti di lettura
Claudio Violino in aula con Alessandro Colautti, Riccardo Riccardi ed Enzo Marsilio 

C’è un gruppo che si chiama Autonomia responsabile, un nome che Claudio Violino potrebbe trovare appetibile anche per “bruciare” Renzo Tondo, l’ex presidente con il quale, la scorsa legislatura, ha avuto più di un attrito. Violino, autonomista per convinzione, guarderebbe pure in quella direzione nel caso, più che probabile, di uscita dalla Lega Nord.

Il valzer in Consiglio regionale è ormai senza controllo. La politica, a dire il vero, c’entra poco. Contano di più le vicende personali, anche quelle molto pratiche dei contratti degli addetti di segreteria. O quelle di chi cerca, Tondo è tra questi, nuovi spazi di visibilità dopo mesi di anonimato. Il consigliere carnico, come da voci di un mese fa, guarda ad Autonomia responsabile come prossimo approdo nel percorso da candidato presidente sconfitto: si tratta pur sempre della lista civica che l’ha sostenuto nel 2013. Ma c’è chi non dimentica i suoi frequenti ripensamenti. E, sul traguardo, potrebbe anche mettere il naso avanti.

Violino mantiene il silenzio stampa. Ma si sussurra che stia vagliando, tra le altre, proprio l’ipotesi di battere sul tempo Tondo. Entro venerdì prossimo – lo conferma il segretario del Carroccio Massimiliano Fedriga – la Lega attende una sua risposta alla richiesta di dimissioni dal gruppo padano: la “colpa” è di aver votato a favore della riforma sanitaria del centrosinistra. Il consigliere di Mereto di Tomba, che fino a pochi giorni fa non aveva alcuna intenzione di fare un passo indietro volontario, potrebbe però aver trovato una via d’uscita molto strategica.

Una piccola “vendetta” nei confronti di Tondo: occupare un posto nel suo movimento. Da presidente della Regione e da assessore all’Agricoltura i due non sono mai andati troppi d’accordo. Li ha divisi quattro anni fa il marchio autonomista “tipicamente friulano”. Violino lo lanciò con grande enfasi, convinto di poter inglobare jota e Terrano, ma Tondo lo bacchettò: «Inopportuno omologare come "friulane" tutte le varietà enogastronomiche del Friuli Venezia Giulia». Uno scontro istituzionale che vide il governatore intervenire pure via comunicato stampa: «La diversità dei prodotti del nostro settore vitivinicolo e agroalimentare e il loro profondo legame con i vari territori di cui si compone la regione non rappresentano una dispersione ma un valore aggiunto», precisò Tondo senza far cambiare minimamente idea a Violino. «Andiamo avanti, come da programma», ribadì l’assessore alla vigilia del Vinitaly. Il rischio è ora quello di un nuovo incrocio.

Violino potrebbe per questo valutare una soluzione alternativa rispetto all’ingresso (in caso di definitivo strappo con la Lega) nel gruppo Misto con Mara Piccin e Giovanni Barillari. Se Tondo prendesse tempo nella sua uscita direzione Autonomia responsabile, il leghista, ormai quasi ex, non farebbe troppa fatica ad anticiparlo. Approfittando del fatto che, in quel gruppo, solo Valter Santorossa può essere considerato un fedelissimo dell’ex governatore. Nel valzer non sembra invece essere coinvolta Forza Italia. Ieri a Palmanova il coordinatore regionale Sandra Savino ha incontrato il vice Massimo Blasoni, il capogruppo Riccardo Riccardi e il consigliere Roberto Novelli. Con loro anche Ferruccio Anzit, segretario udinese. «Abbiamo parlato infatti solo di problemi udinesi», assicura Riccardi.

I presunti scontenti Elio De Anna e Bruno Marini? «Non ne abbiamo discusso – dice ancora Riccardi –. De Anna in ogni caso mi ha detto che non ci sono problemi». Quanto a Marini, il consigliere triestino che ha tuonato contro i 500 euro da versare mensilmente al partito, ribadisce che quel contributo ha un senso «se resta sul territorio». «In quel caso – garantisce – farei il bonifico già domani mattina». L’azzurro triestino ammette però che siamo all’ennesimo “fastidio”: «Spero di non essere costretto all’addio, ma l’incertezza sui temi etici, la contrarietà alle preferenze e l’inesistenza di ipotesi congressuali sono motivi di profonda delusione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori