Allerta sul rischio-amianto nei nanotubi

Al convegno dell’Aea svelata l’attenzione su nuovi prodotti. La ricerca avanza ma mancano fondi

I costanti progressi della ricerca e i consueti paletti in campo legislativo. Sull'amianto si prova a riaprire un nuovo capitolo, non solo di auspici e speranze ma di concrete supposizioni che coinvolgono la sfera scientifica e provano a diramarsi in quella legale. Spunti che hanno caratterizzato il convegno di ieri ospitato alla Stazione marittima, promosso dall'Aea (Associazione esposti amianto) Regione Fvg, il secondo a Trieste in meno di due anni. Si parte da alcuni dati spiccioli ma non superficiali, riguardanti il leggero decremento in regione di casi di tumori al polmone, tra i più diffusi nella casistica degli effetti dell'esposizione all'amianto. Ottimismo quindi (moderato) e qualche spiraglio di luce su cui tracciare le future proposte in chiave di prevenzione e intervento, segnali che arrivano dalla ricerca. «Ci stiamo avviando verso sistemi di diagnostica più elevata - ha premesso Maurizio Cortale, moderatore del convegno e chirurgo toracico agli "Ospedali Riuniti" Trieste - potremo cioè riprodurre già in vitro l'identificazione dell'esalato, ovvero la presenza di cellule tumorali, procedendo a terapie personalizzate, sempre meno invasive». «La ricerca sta operando bene - ha aggiunto lo specialista - ma andrebbe incoraggiata. Trieste a esempio possiede le competenze a riguardo ma i problemi, come sempre, risiedono nel supporto economico e nei mezzi a disposizione».

Qualche luce ma pure inevitabili ombre, persino inedite. Sempre secondo recenti ricerche, esisterebbe una sorta di "amianto del futuro", subdolo, diffuso, da (ri)analizzare a fondo. «Parliamo di alcune tecnologie in uso nei nanotubi - ha aggiunto Cortale - non è ancora il caso di fare allarmismi ma l'attenzione è seriamente rivolta a questi nuovi elementi». Non ha lesinato invece allarmismi Roberto Riverso, giudice del lavoro a Ravenna: «L'amianto continua a provocare molte distorsioni; c’è poca sensibilità su certi problemi che emergono in campo lavorativo, un campo che alimenta ancora omissioni di vario genere, tra norme, processi, controlli e direttive». «Insomma, ancora un vero "buco nero" - ha ribadito Riverso - probabilmente dettato a suo tempo dalle molte lobby sull'amianto che gravitano in Italia».

Le soluzioni prioritarie? Snellimento dell'iter legislativo, linfa alla ricerca e diffusione dei dati. Un cantiere che non conosce ferie e che si affida anche alle considerazioni di Aurelio Pischianz, presidente dell'Aea Fvg. «Non solo i soci ma tutti i cittadini hanno diritto di conoscere le novità sull'amianto. Una cosa mi ha fatto tuttavia piacere - ha ammesso Pischianz - cioè il supporto al convegno dell'Autorità portuale, un piccolo riconoscimento per quanti hanno contratto la malattia in questo campo lavorativo».

Francesco Cardella

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