Casa “maledetta”, interviene padre Rasko

La casa di via Giannastica, 37 dove dovrebbero albergare gli spiriti

Strane presenze registrate dalla padrona di un appartamento di via Ginnastica. Passi e respiri come in un film horror

Case maledette. Due cuori, una capanna e forse qualche fantasma. Convivere tra le mura domestiche con presenze spiritiche è possibile, basta pregare e saper far tesoro di antiche formule, anzi di ricettari magico/erboristici tramandati dagli ultimi nativi d'America.

Lo testimonia il caso di Celestina P., triestina residente da qualche anno con il marito, in un appartamento in via Ginnastica 37, luogo di (presunti) fenomeni paranormali riconducibili sia alla casistica classica dell'horror - rumori anomali, respiri e passi nel corridoio - che a forme di maggior impatto, come fantasmatiche immagini allo specchio e la materializzazione della Vibhuti, la cenere "sacra" indiana significante protezione, una delle magie, o manipolazioni, più ricorrenti nel repertorio di Sai Baba, il celebre santone scomparso nel 2011. Insomma, anche Dylan Dog, l'investigatore dell'incubo dei fumetti, avrebbe il suo daffare nel cuore di Trieste, costretto probabilmente a misurarsi sul piano dicotomico disegnato tra vapori misterici e buona dose di suggestione, terreno abitato da secoli da scienza, puristi del paranormale e religione. Celestina P - quarantasette anni ben portati, ex guardia giurata e ora badante part-time - vive in realtà senza apparenti traumi il suo inquilinato fantastico con entità non registrate all'anagrafe: «Studio il feng shui, l'antica arte cinese con cui si determinano gli elementi naturali salubri per un luogo - racconta - e ho scoperto che sotto l'edificio scorrono dei canali acquiferi, probabilmente non salutari. Le prime "presenze" erano rumori strani nel corridoio e passi in stanze non abitate, ma il passaggio più forte - ha aggiunto - è stata l'apparizione allo specchio di una donna anziana, poi volatilizzatasi nell'aria. E' stata vista anche da mio marito».

E non è tutto. Celestina, da tempo alle prese da tempo anche con sogni premonitori, oltre a pregare deve fare i conti con altri segni o sogni, questa volta legati a un suo culto personale, Sai Baba: «Sono di religione protestante ma anche devota a Sai Baba - ebbene - assicura la medium di via Ginnastica - tra il vetro e la cornice si è formata la Vibhuti, la cenere sacra che il Guru materializzava in pubblico».

Celestina e consorte invocano quindi un rimedio e si affidano al serbo padre Rasko Radovic («Ci sembrava più potente rispetto ai preti cattolici») e l'ex parroco della comunità ortodossa scende in campo, provando ad alimentare la storica efficacia delle benedizioni degli Schiavoni, un invito tramandato spesso anche in un vivace vernacolo triestino. Non basterà. Serve qualcosa di più e la soluzione arriva giustificata dal viaggio di nozze del secondo matrimonio, destinazione America, Utah, terra dei nativi Navajo, si, proprio quelli della saga di Tex Willer, altro fumetto. E qui che Celestina incontra uno stregone da cui apprende un rimedio che in realtà alberga da tempo nei tomi magico/curativi della tradizione agreste e forse delle streghe incomprese: «Mi hanno detto di bruciare della salvia per purificare gli ambienti - ha sottolineato Celestina - la cosa ha funzionato. Siamo più tranquilli, meno condizionati. E' bene comunicare questi fenomeni - conclude - molta gente a Trieste ha problemi analoghi e non parla per non farsi giudicare come matta. Invece bisogna pregare e trovare serenamente le vie di uscita».

La mappa cittadina delle "presenze" appare in effetti più vasta, estesa tra Muggia, San Giusto e Roiano. Dove non arriva l'esorcista ora torna però in auge una semplice erba.

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