Stretta di Berlino sull’asilo ai balcanici

Una manifestazione in Germania contro la stretta all'asilo politico decisa dal Parlamento

Il Parlamento alza l’asticella per i cittadini di Serbia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia. Gli attivisti dei diritti umani protestano

A prima vista potrebbe sembrare un provvedimento punitivo, ma se inquadrato in quella che è la nuova Ostpolitik del cancelliere Angela Merkel, anche l’inasprimento dei criteri necessari ad ottenere il diritto d’asilo per chi proviene dai Balcani occidentali va letto in una chiave geopolitica ben precisa. Berlino ha ufficialmente “sdoganato” l’allargamento dell’Unione europea nell’ex Jugoslavia anche alla luce dei passi in avanti verso l’armonizzazione con gli standard normativi occidentali fatti dai Paesi che aspirano a diventare nuove stelle d’Europa, soprattutto per quel che riguarda i diritti dell’uomo. Sia chiaro, molto resta ancora da fare ma obiettivamente si sta procedendo nella direzione giusta.

La normativa approvata venerdì scorso dal Bundestag tedesco rende più difficile l’ottenimento dell’asilo politico per i cittadini della Bosnia-Erzegovina, della Serbia e della Macedonia. I deputati tedeschi, infatti, hanno valutato questi tre Paesi, per quanto riguarda il rispetto dei diritti dell’uomo, come “sicuri” e quindi hanno alzato l’asticella per ottenere asilo. Nei Balcani occidentali le condizioni sociali sono migliorate, è stato ribadito al Parlamento di Berlino, mentre una maggiore attenzione va rivolta soprattutto alle tematiche legate ai profughi provenienti dalle cosiddette “aree calde” del pianeta come Siria e Iraq. Ricordiamo che negli ultimi due anni la Germania è stata il Paese preferito dai richiedenti asilo. Come ricorda l’agenzia di stampa francese Afp, l’anno scorso, rispetto all’anno precedente, le richieste di asilo in Germania sono aumentate del 64 per cento.

Contro il provvedimento varato dalle autorità tedesche si sono schierate le organizzazioni umanitarie e gli attivisti dei diritti dell’uomo i quali hanno fatto notare come la maggior parte dei richiedenti asilo sono appartenenti all’etnia rom la quale è ancora oggetto in molti Paesi di una chiara discriminazione con l’attuazione di vere e proprie politiche razziste nei suoi confronti. Nei giorni scorsi la protesta si è resa anche visibile quando oltre duecento attivisti hanno protestato con manifesti e striscioni davanti al Bundesrat che rappresenta le 16 regioni tedesche e al quale il provvedimento è giunto con l’approvazione del Bundestag al cui interno è stato approvato a larga maggioranza con la sola opposizione dei deputati di sinistra e di alcuni rappresentanti parlamentari dei Verdi.

Per quanto concerne il fenomeno dei migranti, è soprattutto la Baviera a protestare con l’Italia per il notevole afflusso di persone che raggiungono i confini tedeschi la maggior parte dei quali transitano dall’Italia via Austria approfittando del regime di Schengen.

Al punto che Vienna sta seriamente pensando di sospendere temporaneamente il Trattato proprio per cercare di arginare questo flusso di migranti anche se, come ha ricordato la governatrice del Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, «non è erigendo confini che si sconfigge questo fenomeno».

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