Terza corsia A4 in ritardo, la rivolta dei Tir

Dopo l’annuncio di Autovie, gli autotrasportatori attaccano: «Gli aumenti dei pedaggi superano il 30%. Inaccettabile aspettare sino al 2025»

TRIESTE. Sopportano da anni aumenti delle tariffe autostradali superiori al 30%: un peso insostenibile in tempi di crisi economica. E così, preso atto che il ritardo della terza corsia si prolungherà, ben che vada, almeno fino al 2025, non si trattengono. Con Pierino Chiandussi, il presidente regionale, gli autotrasportatori attaccano: «È una scadenza inaccettabile». È stato il presidente di Autovie Venete Emilio Terpin, nel corso di un dibattito organizzato all’hotel Savoia sul tema delle infrastrutture, a confermare, stavolta ufficialmente, lo slittamento di un’opera che avrebbe dovuto concludersi, stando alle previsioni iniziali, entro il 2020. «Nelle sue linee essenziali – ha invece detto Terpin – la terza corsia della A4 sarà pronta nel 2025».

Di qui ad allora, con l’interrogativo determinante del rinnovo tutto da definire della concessione in scadenza nel 2017, mancano undici anni. Un’era geologica, deve aver pensato chi quell’arteria la frequenta ogni giorno, digerendo tariffe già rincarate di un terzo dal 2011 a oggi e con aumenti in agenda – come da piano finanziario all’attenzione del ministero delle Infrastrutture – del 5% medio fino al 2019 e dell’1-1,5% dal 2020 al 2025. «È inaccettabile che ci vogliano ancora 11 anni per ultimare la terza corsia della A4» tuona dunque Chiandussi, presidente di Confartigianato Trasporti Fvg, associazione di categoria che riunisce 1.500 imprese con 5.000 addetti, dopo aver appreso i tempi lunghi dei lavori di ampliamento della Venezia-Trieste. Anche perché alle spalle, non dimentica, «ci sono più di vent’anni di disagi provocati dalla viabilità nel Nordest, prima la tangenziale di Mestre e ora questa infinita partita della terza corsia, con costi crescenti che gravano sulle imprese di trasporto e che continueranno a pesare, evidentemente, pure nel prossimo decennio».

Per fare solo qualche esempio, un mezzo a quattro assi che percorreva la Trieste-Udinese Sud nel 2011 spendeva 6,10 euro, mentre oggi deve pagare al casello 8 euro (31,1%). Per un autoarticolato a cinque o più assi, sulla stessa tratta, si è passati invece da 7,20 a 9,50 euro (+32,3%). Aumenti simili da Udine Sud a Latisana (+30,2% per la classe quattro, +32,3% per la cinque) e da Trieste a San Donà di Piave (+30,8% e +31,4%), effetto degli incrementi annuali decisi dalla concessionaria (+13,58% nel 2011, +12,93% nel 2012, +12,63% nel 2013, +7,17% nel 2014), con l’aggiunta di un punto in più di Iva (dal 21 al 22%) a partire dall’ottobre 2013.

Chiandussi mette così nel mirino «l’allungamento dei tempi di percorrenza della tratta, i rallentamenti provocati dall’intasamento e i continui aumenti del pedaggio autostradale, scattati già prima che cominciassero i lavori. Nonostante i disagi che potrebbero aggravarsi qualora continuasse l’incremento del traffico merci su gomma proveniente dall’Est – prosegue –, assistiamo ogni anno a nuovi rincari del costo della ticket. Una situazione che sta diventando insostenibile per una categoria che già deve fare i conti con la crisi economica e con la concorrenza sleale dei vettori dei paesi dell’Est, vicenda sulla quale il governo non ha preso ancora provvedimenti a tutela dei nostri lavoratori. Con il risultato che in regione si sono perse oltre 500 imprese negli ultimi sette anni». Strada, tuttavia, senza uscita. Per continuare i lavori è necessario incamerare le risorse. E aumentare perciò anno dopo anno la tariffa. Ferma restando la necessità del rinnovo della concessione, Autovie deve inoltre sperare nella ripresa dei traffici. Le previsioni tra l’1 e il 5% contenute nel nuovo piano finanziario hanno un’attendibilità sulla base di numeri in leggero aumento, quelli che effettivamente Autovie ha raccolto negli ultimi tempi. Gli ultimi dati ufficiali diffusi dalla società (primo bimestre 2014) rilevano il +1,7% dei chilometri percorsi in A4 (+8% in particolare dei mezzi pesanti a cinque assi), con ricavi da pedaggio (che nell’esercizio 2012/13 valevano 143 milioni di euro) pari al +3%.

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