Patto fiscale con Roma, in ballo 900 milioni

La sede della Regione in piazza Unità a Trieste

Al centro del contenzioso con lo Stato il destino della cifra finora “congelata “dalla Regione. L’assessore Francesco Peroni: «Finale ancora da scrivere»

TRIESTE. La trattativa finanziaria con lo Stato, aperta dalla giunta Serracchiani lo scorso mese di maggio, è in dirittura d’arrivo. L’assessore alle Finanze Francesco Peroni conferma le anticipazioni del sottosegretario Gianclaudio Bressa. Ma la questione chiave, quella delle risorse che il Fvg, al momento, deve versare a Roma, rimane irrisolta. Sul tavolo, precisa Peroni, ballano 900 milioni di euro.

Il nodo

«Il Tesoro ha i problemi che conosciamo», dice l’assessore rilevando la delicatezza del confronto. Il governo tiene infatti duro sul “quantum”, posto che quella cifra - al momento “congelata” nelle casse della Regione - è conseguenza di un documento ufficiale, il patto Tondo-Tremonti del 2010. «Stando così le cose, quei soldi li dobbiamo versare - chiarisce l’assessore -. Ma si tratta di uno dei punti qualificanti della trattativa e la conclusione è ancora da scrivere».

Il “regalo”

Difficile anticipare come andrà a finire. «Si tratta di individuare un canale di equilibrio che giustifichi quel tipo di riconoscimento», prosegue Peroni. La giunta Serracchiani, del resto, non ha mai nascosto di considerare la quota pattuita di 370 milioni all’anno per un federalismo fiscale mai decollato un vero “regalo” dell’amministrazione di centrodestra allo Stato e sta lavorando per portare a casa il massimo possibile. Senza avere però la certezza di riuscirci.

L’interrogazione

L’unico aspetto (quasi) definito sono i tempi. Il sottosegretario agli Affari regionali ha parlato di chiusura «nelle prossime settimane». E pure dal fronte del Fvg c’è la stessa sensazione: «Siamo prossimi al traguardo. Pur non dimenticando la prudenza necessaria in una materia così complessa». Non a caso Ncd, con Alessandro Colautti, chiede alla presidente Serracchiani di riferire in Consiglio lo stato dell’arte, «come stabilisce il regolamento relativo alle informazioni preventive su materie relative ad accordi con lo Stato». Gli alfaniani presentano anche un’interrogazione per sapere «se sono in previsione sacrifici per la Regione».

Dare e avere

Ma come si arriva alla stima dei 900 milioni? E in che periodo si colloca? La vicenda somma due partite: un dare (il Tondo-Tremonti) e un avere (il riconoscimento statale della compartecipazione regionale sulle pensioni Inps). Da un lato la Regione, secondo dettato del patto firmato dall’ex ministro dell’Economia e dal presidente della Regione il 29 ottobre 2010, si impegna a girare a regime 370 milioni di euro allo Stato, dall’altro Roma versa a Trieste, a rate, gli arretrati del dossier pensioni.

Le cifre

Nella legge di stabilità 2010, all’articolo 152, la Regione viene chiamata, a decorrere dal 2011, «a contribuire all'attuazione del federalismo fiscale, nella misura di 370 milioni annui». Ma, articolo 151, al Fvg vengono contestualmente riconosciuti 910 milioni di euro (quelli delle pensioni) spalmati su 20 anni: 220 nel 2011, 170 nel 2012, 120 nel 2013, 70 nel 2014, 20 nel 2015, 30 nel 2016 e 20 dal 2017 al 2030.

Il contenzioso

Fatta la sottrazione, il risultato è che nel 2011 Trieste deve a Roma 150 milioni, nel 2012 altri 200 milioni, nel 2013 siamo a 250 milioni e nel 2014 a 300 milioni. Un totale, appunto, di 900 milioni, la cifra ora al centro della trattativa. Soldi “virtuali”, nel senso che la Regione li ha “congelati” nella tesoreria ma non ancora versati. In attesa di definire un contenzioso su cui è intervenuta pure la Corte costituzionale, nel 2013, imponendo lo “scongelamento”. Tutto rimasto sulla carta perché, al momento, lo Stato continua a non vedere un centesimo.

Le funzioni

Quel che è certo è che questo capitolo non si potrà legare a un eventuale trasferimento di funzioni (che pure, accanto agli spazi di spesa del patto di stabilità, è un altro tema della trattativa). «Il tema delle funzioni - ribadisce l’assessore Peroni - non è all’ordine del giorno del tavolo, essendo materia che può entrare in gioco solo dopo adeguata istruttoria nella sede istituzionale propria, ossia la commissione Paritetica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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