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Bruxelles ordina il fallimento della Elan

Nel mirino il contributo statale di 10 milioni di euro del 2012. Ma ora l’azienda è in crescita e Lubiana resiste al diktat Ue

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Gli sci prodotti dalla Elan 

TRIESTE. Un lungo braccio di ferro tra Comunità europea, Slovenia e Elan, iniziato nel 2012, rischia di far chiudere l’azienda leader in Europa nella produzione di sci e snowboard, ma anche in quella di imbarcazioni a vela e apparecchiature per la produzione dell’energia eolica, proprio nel momento in cui sta vivendo un periodo di forte sviluppo, dopo la crisi di tre anni fa.

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha ordinato alla Slovenia di avviare entro 20 giorni una procedura fallimentare nei confronti della Elan sulla base della violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza. Nel 2012, l’anno orribile della nautica europea, la Elan (la cui quota di maggioranza appartiene a un fondo pubblico) aveva infatti ottenuto un finanziamento dallo Stato di 10 milioni di euro, secondo una procedura che la Ue giudica lesiva dei principi di concorrenza comunitaria.

Ma proprio l’importante iniezione di liquidità e le rivoluzioni interne a livello di management e strategie hanno consentito alla Elan di riemergere con decisione dalla crisi. Eppure, ed è quasi paradossale, proprio nell’anno in cui l’azienda slovena ha aperto a nuovi mercati per quanto riguarda le barche (come gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda), è pronta a dividersi in due, creando Impression Yacht per gli scafi da crociera e mantenendo il marchio Elan per gli scafi da regata e daily cruise, e sta crescendo in particolare nello yachting e nella produzione di sci e snowbord, con imponenti investimenti in ricerca e sviluppo e brevetti che hanno modificato il mercato, arriva la nuova stretta della Commissione europea.

I giochi, tuttavia, non sono ancora chiusi e anzi, proprio in questi giorni, una serie di strategie attivate sia dall’azienda sia dallo Stato potrebbero chiudere favorevolmente la partita. Secondo quanto è dato sapere, la Slovenia starebbe resistendo di fronte all’ipotesi di chiusura obbligata e fallimento della Elan che, a sua volta, si starebbe impegnando a trovare un investitore privato, in grado di accelerare la privatizzazione dell’azienda, portando capitali e liberandola dalla procedura di infrazione. La strada di un privato che rilevi quote della società pare essere indirizzata verso mercati non europei e l’annuncio dell’avvio di una “due diligence” necessaria a definire il valore dell’azienda per un potenziale compratore dovrebbe essere, sempre secondo a quanto si dice in banchina, imminente.

Resta da capire, tuttavia, con che forma e in che termini lo stato sloveno abbia realmente intenzione di privatizzare l’azienda pronta a giocare un ruolo da leader sia nello sci che nella nautica. La partita, insomma, si gioca a tre, e se da un lato la Comunità europea chiede il rispetto delle regole, lo Stato e la Elan cercano di trovare una soluzione che dovrebbe essere delineata a giorni, sempre che il termine di metà settembre per la richiesto di fallimento non venga modificato.

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