Omicidio a Trieste, prete strangolato

La Casa del Clero di via Besenghi, dov'è avvenuto il delitto

Inizialmente, lo scorso 25 aprile, la morte di monsignor Giuseppe Rocco, 92 anni, era parsa naturale. Poi, la svolta clamorosa e l'apertura di un fascicolo a carico di ignoti da parte della Procura: gli inquirenti indagano per omicidio.

Sembrava una morte naturale. Nessun dubbio, quel giorno, considerata anche l’età - quasi 92 anni - del deceduto. Nulla di anomalo era stato notato nella stanza dell’appartamento che monsignor Giuseppe Rocco abitava alla Casa del clero di via Besenghi, né sul corpo dell’uomo. Ma dietro al ritrovamento del cadavere del sacerdote si cela in realtà una storia agghiacciante che si colora di “giallo”. Una storia che vedrebbe don Pino (così era conosciuto e chiamato da tutti) vittima di un tremendo delitto. La Procura di Trieste ha infatti aperto un’indagine sulla morte del religioso: un fascicolo che vede gli inquirenti, coordinati dal pm Matteo Tripani, procedere per omicidio a carico di ignoti. Monsignor Rocco, secondo gli investigatori, è stato ammazzato.

Lo stravolgimento

Ma come si è giunti a questa clamorosa svolta, considerato appunto che il 25 aprile scorso - era un venerdì - niente aveva fatto pensare a uno scenario di questo genere? I sanitari del 118, intervenuti dopo che il sacerdote era stato trovato riverso ai piedi del letto, non avevano potuto fare altro che constatarne il decesso e in ogni caso non avevano notato alcunché di strano. A riprova di ciò, il fatto che sul posto, in via Besenghi (la Casa del clero si trova vicino al Seminario vescovile), non erano state chiamate le forze di polizia. Una situazione, insomma, all’apparenza scevra di ogni anomalia. Una circostanza di quelle che purtroppo si incontrano quando una persona anziana lascia i propri cari all’improvviso. Poi, però, tutto questo quadro è improvvisamente cambiato, in maniera radicale. Lo stravolgimento, imprevedibile e terrificante, si è materializzato dopo che il cadavere è stato trasferito all’obitorio del cimitero di Sant’Anna e lì sottoposto all’esame necroscopico: proprio l’accertamento - è trapelato - ha messo in evidenza qualcosa di non perfettamente coincidente con una morte naturale. Così, è stata informata la Procura di Trieste.

Il sacerdote ucciso, don Giuseppe Rocco

L’autopsia
Dal sostituto procuratore Matteo Tripani è stato allora disposto l’esame autoptico, affidato al medico legale Fulvio Costantinides. E dalle informazioni filtrate dalla coltre di massimo riserbo sull’attività di indagine, si è saputo che l’autopsia ha prodotto un esito sconvolgente, riconducendo la causa della morte a un’azione meccanica fra lo strangolamento e il soffocamento. Don Rocco è stato strangolato, soffocato. A quel punto, di fronte a questo dato nuovo e spaventoso, in Foro Ulpiano è stato automaticamente aperto un fascicolo per omicidio, a carico di ignoti. Chi ha ucciso l’anziano sacerdote, scagliandosi su un uomo di più di novant’anni? E per quale motivo? Domande a cui al momento non c’è risposta e sulle quali si stanno concentrando le verifiche dei carabinieri del Nucleo investigativo, diretti dal capitano Fabio Pasquariello, con il coordinamento del pm Tripani.

I Ris in arrivo

A proposito di militari dell’Arma, nei prossimi giorni approderanno a Trieste gli specialisti dei Ris (Reparti investigazioni scientifiche): effettueranno un sopralluogo sul luogo del delitto, per tentare di individuare eventuali tracce e impronte lasciate in quell’appartamento della Casa del clero dall’assassino di monsignor Rocco.

Esequie dopo 23 giorni

Pare inoltre che, quando è stato trovato quella mattina del 25 aprile ormai privo di vita, Giuseppe Rocco fosse vestito come se si stesse preparando per uscire dalla propria abitazione. Il funerale del religioso, molto noto in città perché per oltre quarant’anni parroco a Santa Teresa del Bambino Gesù (di cui era stato poi nominato parroco emerito) e per il suo impegno a favore della comunità attraverso l’ascolto e la vicinanza a tutti i fedeli, specie quelli in difficoltà, era stato celebrato parecchi giorni dopo il decesso. Esattamente il 17 maggio, proprio nella Chiesa di Santa Teresa in via Manzoni, preceduto dall’esposizione della salma: a presiedere il rito era stato il vescovo Giampaolo Crepaldi, assieme a lui a concelebrarlo altri 27 sacerdoti.
Fra il 25 aprile e il 17 maggio erano trascorse quindi più di tre settimane. Un lasso di tempo insolitamente lungo per procedere alle esequie. Ora, emerge il perché: quei giorni erano serviti a completare gli accertamenti e le procedure innescati dalla segnalazione dei medici necroscopi. Per arrivare poi sino all’apertura di un’inchiesta sulla morte di monsignor Rocco. Un’inchiesta per omicidio.
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