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Tram, l’ira di Cosolini: «Motivazioni troppo deboli»

Il sindaco ribatte a Trieste Trasporti: «Aspetto da loro ancora una relazione Non è stata fatta abbastanza manutenzione. E la trenovia non è una seccatura»

di Gianpaolo Sarti
2 minuti di lettura
Sul tram 

«L’operazione non perfetta», per usare l’elegante locuzione con cui i vertici della Trieste Trasporti hanno etichettato il pasticciaccio brutto del tram, è sempre più un caso politico. Il sindaco Roberto Cosolini non digerisce le dichiarazioni dell’amministratore delegato Cosimo Paparo e del presidente Giovanni Longo che, pur assumendosi «la responsabilità» almeno per i guasti elettronici, addebitano la figuraccia anche alle 10mila firme raccolte per il ritorno del servizio.

I manager, insomma, hanno sentito «la pressione della città, si respirava «un clima di attesa», hanno affermato. In altre parole avrebbero voluto prendersi più tempo per le prove ma il furor popolare l’ha avuta vinta. Una rilettura della vicenda che ieri ha fatto storcere il naso al sindaco.

Prima, con un tweet delle 9 e 44, ha lasciato intendere il proprio disappunto: «Credo che avrò ancora qualcosa da dire e da fare sulla vicenda». Poi, al telefono, ha attaccato duro: «Motivazioni deboli». E’ davvero troppo l’imbarazzo di queste settimane per liquidare la faccenda così, evidentemente.

La cronistoria è nota: due anni di stop, milioni di euro investiti (11 nell’ultimo decennio) i primi guai durante l’inaugurazione in pompa magna dell’11 luglio, le false partenze dei giorni successivi e il doppio guasto di sabato scorso: quello all’elettronica e quello della fuoriuscita delle funi dai rulli. Il più diabolico dei guastafeste non avrebbe potuto vaticinare peggio.

Ma Cosolini non ci sta che venga messo di mezzo il “sentiment” dei triestini. «Non voglio interpretare le prese di posizione della Trieste Trasporti come un tentativo di scaricare le colpe - premette - anche perché do atto al presidente Longo di aver avuto il buon gusto di scusarsi con la città». Un gesto apprezzato tanto più che Longo «è il rappresentante legale delle società e quindi non ha un ruolo diretto negli intoppi».

Nel mirino del primo cittadino finisce, piuttosto, l’amministratore delegato Paparo: «Se qualcosa non va in città è al sindaco che si attribuiscono le colpe - puntualizza - anche quando ad aver sbagliato è un dirigente o qualcuno degli uffici. Così dovrebbe essere per chi gestisce la Trieste Trasporti».

Ecco poi il passaggio in cui Cosolini respinge le giustificazioni addotte dal management. «Francamente ritengo che le motivazioni date dall’azienda, vale a dire quando sostiene di aver voluto corrispondere alla fretta del sindaco, alle firme del giornale e alle aspettative dei cittadini, siano un po’ deboli».

Cosolini guarda il calendario per avvalorare il suo pensiero: «Sono trascorsi circa 45 giorni dalla fine dei lavori, avvenuta a maggio, all’inaugurazione di luglio - ricorda - credo che forse a questo punto sia più giusto ammettere che in quei due anni probabilmente non è stata data la dovuta attenzione alla manutenzione complessiva del sistema». Il primo cittadino si aspettava, quindi, un “mea culpa” più forte.

«Siccome sono uno che guarda avanti - riprende - vorrei che questi fatti servissero all’azienda a capire e fare meglio in futuro. Lo dico dal momento che il Comune ha la maggioranza di Trieste Trasporti. E il Comune non è una cosa del sindaco ma appartiene ai triestini, per i quali il tram è davvero qualcosa di caro, non ci certo una seccatura...su questo l’azienda farebbe bene a riflettere». Infine, chiosa Cosolini, «ho letto che faranno una conferenza stampa: sempre meglio che tenere i telefoni staccati...in ogni caso io da loro aspetto ancora una relazione». Di tram si parlerà lunedì in Municipio, nell’audizione con i vertici della società programmata in Terza Commissione.

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