Semestrale Fincantieri, bene le commesse

Il varo della "Viking star" a Marghera

Ma ai risultati commerciali non fanno ancora riscontro i dati gestionali: cala la marginalità e cresce l’indebitamento

La prima semestrale di Fincantieri quotata in Borsa, approvata ieri sera dal cda presieduto da Vincenzo Petrone, conferma in linea di massima i punti di forza e di debolezza emersi nei mesi scorsi, durante le fasi preparatorie che hanno portato il gruppo in piazza Affari.

Punto di forza è sicuramente la capacità acquisitiva: rispetto ai primi sei mesi del 2013, i nuovi ordini quasi raddoppiano da 1,8 miliardi di euro; il portafoglio-ordini complessivo raggiunge al 30 giugno 2014 i 9,5 miliardi con un aumento del 39% nel confronto con l’analogo periodo del 2013, con uno sviluppo delle commesse - narra il comunicato Fincantieri - fino al 2019.

I ricavi del periodo salgono del 4,7% sfiorando i 2 miliardi: all’incirca si può dire che i due terzi del fatturato provengano dalle attività tradizionali (crociere, mega-yacht, traghetti, militare), il restante 30% arriva invece dal comparto offshore, rappresentato dalla controllata norvegese Vard acquistata nel gennaio 2013. Ai due grandi traini si aggiunge una marginale quota di circa il 3% collegato a sistemi, componenti, servizi (Isotta Fraschini, ecc).

E fin qui Fincantieri presenta il suo lato migliore, quello di uno dei maggiori costruttori navali del mondo. Ma il grande costruttore non è ancora un grande gestore e gli indicatori economico-finanziari del semestre lo danno a intendere. L’ebitda, che possiamo rendere con margine operativo lordo, è lievemente sceso al 7,1%, da 142 a 140 milioni, con una slittata dello 0,3%. L’ebit, che potremmo tradurre con risultato operativo, cala anch’esso da 96 a 93 milioni, con una flessione percentuale dal 5 al 4,7%. Il risultato d’esercizio, al netto di fatti straordinari, scende da 55 a 48 milioni. Il risultato d’esercizio conferma i 33 milioni del periodo gennaio-giugno 2013. Si appesantisce la posizione finanziaria netta a 184 milioni rispetto ai 155 del 31 dicembre scorso.

D’altronde l’amministratore delegato Giuseppe Bono, in occasione della presentazione dell’offerta alla Borsa milanese, aveva ammesso che la marginalità di Fincantieri è ancora bassa e probabilmente la modesta profittabilità del gruppo, insieme al mancato dividendo per tre anni, può aver inciso sulla freddezza dimostrata dai grandi investitori internazionali.

Uno dei problemi al vaglio della capogruppo è che Vard, punta di diamante nelle costruzioni offshore, nonostante i buoni riscontri in termini di commesse, non carbura ancora come dovrebbe. Anche Vard ha diffuso ieri i dati relativi al primo periodo dell’anno: il fatturato (che viene espresso in corone norvegesi e che rendiamo in euro a titolo orientativo) si attesta attorno ai 700 milioni con un lieve calo dell’1,4%. La situazione si fa più difficile sulla marginalità, che, raffrontando i due semestri, scende dal 7,5% al 6,4%, con un calo percentuale del 15%, che, tradotto in cifre, significa essere passati da 50 milioni a circa 40 milioni di euro. Ne risente anche il risultato operativo che si arresta a una trentina di milioni con un calo del 10,8%. L’utile prima delle tasse perde l’8,4% attorno ai 34 milioni. Va detto, a onor del vero, che nel secondo trimestre 2014 l’ebitda è decisamente migliorato dal pesante 4,1% al 6,4%. Sono, al solito, i siti brasiliani a presentare le maggiori difficoltà, soprattutto quello di Niteròi.

Comunque Bono sembra contento e dice che il primo semestre 2014 conferma la validità della strategia intrapresa. «Acquisizione di ordini in costante aumento» e «andamento positivo dei ricavi in tutti i settori» , ha commentato l’amministratore delegato.

Le cifre sono uscite in serata per cui la Borsa non ha potuto esprimere pareri: il titolo ha chiuso con un mesto 0,735 euro perdendo lo 0,74%.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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