Il Miur “abolisce” la Venezia Giulia

Bambini alle prese con un mappamondo: torna l'ora di geografia, ma il primo a sbagliare è il ministero...

La regione diventa unicamente “Friuli” nella lettera ufficiale con cui il ministero sottolinea il ritorno dell’ora di geografia

Alle volte il pulpito scricchiola sotto la predica. In questo caso a scricchiolare è una cattedra, e non una qualunque: quella del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. In una lettera inviata ai direttori degli uffici scolastici regionali, infatti, il ministero sottolinea la reintroduzione dell’ora di geografia e al contempo dimostra di non conoscere poi molto la materia in questione: nell’indicare la nostra regione scrive soltanto «Friuli» dimenticandosi la Venezia Giulia. Non è la prima volta che il ministero incaricato di curare la didattica per le nuove generazioni incappa in un simile passo falso.

Il documento La lettera in questione contiene delle indicazioni sugli organici, ricordando ai direttori degli uffici scolastici che i numeri del corpo docenti devono restare ancorati a quanto stabilito dalle ultime norme: segue poi un paio di tabelle in cui si riporta l’organico di fatto, regione per regione. E qui casca l’asino (è il caso di dirlo): il Fvg è indicato semplicemente come Friuli. Non c’è neanche un’abbreviazione a lasciar supporre che il metodico compilatore romano del documento abbia la più pallida idea dell’esistenza delle due province di Gorizia e Trieste (o del loro avere una storia differente da quella del Friuli). Sublime ironia, in calce al documento un “nota bene” ricorda che ai dati appena presentati vanno aggiunte le cattedre derivanti dall’istituzione dell’ora di geografia. Per carità, l’uso del termine Venezia Giulia a molti risulta indigesto: troppo legato a momenti di virulento nazionalismo che il suo inventore, il linguista goriziano Graziadio Isaia Ascoli, non poteva prevedere. Temiamo però che non siano stati scrupoli di questo genere a spingere la burocrazia ministeriale a cassare le due paroline dal nome della Regione: par molto più probabile che si sia trattato della solita, distratta faciloneria, frammista a perplesso disinteresse, con cui succede che ci guardino dalla capitale.

L’irredentismo involontario Va detto che il ministero dell’Istruzione è recidivo nel prendere cantonate di questo genere: un paio d’anni fa il sito “Scuola in chiaro”, servizio del ministero per le iscrizioni online, contemplava la possibilità di cercare scuole in Comuni come Caporetto, Grotte di Postumia, Sesana. Tutte località situate nell’odierna Slovenia, oppure in Comuni non più esistenti come Lucinico. Anche in quel caso pare che la svista non fosse tanto dovuta a una testarda presa di posizione del ministero contro gli esiti del Secondo conflitto mondiale, quanto a pura e semplice ignoranza. Capita che gli studenti renitenti allo studio vengano bocciati. In quel caso deve essere stato bocciato proprio il ministero, visto che nel 2013 ha riproposto la stessa mappa anacronistica. Quest’anno abbiamo appreso del fatto che “Scuola in chiaro” riporta correttamente i confini italiani allo stato post-bellico. Ecco però che con guizzo geniale la missiva del dipartimento dell’Istruzione viene a risollevarci il morale: Friuli e basta. Probabile peraltro che vada letto «Frìuli», nella legnosa dizione prediletta da molti connazionali. Visti i precedenti, siamo giunti alla conclusione che forse si è trattato dell’ennesimo capitolo di un’unica vicenda: se non può avere la Venezia Giulia così com’era dopo la Grande guerra, pare che il ministero dell’Istruzione preferisca non averla affatto.

Le sfortune di confine Non c’è niente da fare, a stare ai margini si finisce per essere marginalizzati anche nell’immaginario. Mentre tutti gli italiani sanno che fra emiliani e romagnoli non è il caso di far confusione, così come sanno che è meglio tenersi alla larga dalle diatribe millenarie delle città toscane, nessuno si è ancora abituato a ricordarsi che Friuli e Venezia Giulia, pur sotto un unico cappello amministrativo, non son proprio lo stesso. La cosa buffa, però, è che a farsi portabandiera di questa sciatteria sia proprio il Miur.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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