In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Svolta in Serbia: gli ortodossi invitano il Papa a Belgrado

Il messaggio del patriarca durante la visita in Croazia, un gesto di grande apertura nelle relazioni con il Vaticano. Manca ancora, però, l’avallo del presidente Nikolic.

di Mauro Manzin
1 minuto di lettura
Il patriarca Irenej durante la sua visita a Karlovac 

TRIESTE. Nessuno se lo aspettava che nel suo viaggio in Croazia il patriarca serbo Irenj lanciasse un importantissimo messaggio ecumenico culminato con lo storico invito ufficiale a Papa Francesco di recarsi in visita a Belgrado. Per la Chiesa serbo-ortodossa, dunque, non c’è alcun ostacolo. Se ne è parlato anche nel corso di una recente visita a Belgrado di una delegazione del Vaticano. «Non so se il presidente serbo Tomislav Nikoli„ abbia, da parte sua, ufficializzato l’invito - ha affermato il patriarca - ma io sono favorevole e voglio che il Papa venga in Serbia». «C’è solo una Chiesa - ha precisato in un chiaro afflato ecumenico - un Cristo e un Vangelo e noi dobbiamo essere un solo popolo».

Il capo della Chiesa serbo-ortodossa è giunto in Croazia per consacrare la nuova chiesa dedicata a San Nicola a Karlovac, città a 50 chilometri a sudovest della capitale Zagabria, e per la posa della prima pietra della nuova sede metropolitana di Karlovac. Le parole di Irenej aprono dunque un nuovo spiraglio, o meglio, spalancano quella porta che sembrava definitivamente chiusa dopo la visita di Benedetto XVI in Croazia e la preghiera dell’allora Papa Ratzinger sulla tomba del cardinale Alojze Stepinac. «Il Papa avrebbe potuto ricevere l’invito se avesse visitato l’ex campo di concentramento di Jasenovac, onorando i circa 700 mila serbi e i quasi 100 mila ebrei e rom uccisi», spiegò allora un anonimo vescovo ortodosso all’agenzia serba Tanjug. «Ciò non è avvenuto, mentre ha onorato Stepinac. L’invito al Papa dovrà attendere ancora», ha aveva aggiunto laconicamente la fonte. Insomma, fu semaforo rosso per il primo storico viaggio di un Papa cattolico in Serbia.

Il rifiuto però non venne letto dai serbo-ortodossi come definitivo. E con l’avvento al soglio pontificio di papa Francesco l’atmosfera tra Belgrado e il Vaticano si è improntata a un deciso “disgelo”. «Il patriarca serbo Irinej è una persona aperta e molto orientata verso l’ecumenismo, ma non può prendere decisioni senza l’approvazione del Sacro sinodo e dell’Assemblea dei vescovi», spiegò al tempo Nikola Kneževi„, presidente del Centro per gli studi religiosi interdisciplinari di Novi Sad. L’invito al Papa in Serbia sarebbe senza ombra di dubbio un evento culturalmente e spiritualmente storico, senza menzionare le implicazioni politiche relative all’integrazione Ue della Serbia. Rappresenterebbe un’importante apertura nelle relazioni con la Chiesa cattolica e il Vaticano.

Sarebbe poi anche un grande evento per la minoranza cattolica, in particolare quella della Vojvodina e una prova delle buone relazioni tra le due Chiese, in miglioramento nell’ultimo decennio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori