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Invasione d’api, colpa del clima

Numerosi interventi dei vigili in questi giorni per sciami d’insetti “disorientati” dal meteo instabile

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“Febbre sciamatoria”: è questa sindrome, che in realtà non è collegata ad alcuna malattia, la ragione dei numerosi interventi per i grandi gruppi di api che in questi giorni s’insediano su balconi, sottetti e altre strutture degli edifici o nei giardini.

“Traslochi” che in varie parti della città, da Muggia a Roiano passando per il centro come in via Buonarroti ad esempio, inducono i cittadini a chiamare i vigili del fuoco, che a loro volta fanno intervenire qualche apicoltore che recuperi gli sciami degli insetti. «La gente non si deve preoccupare - spiega Virginio Carboni, apicoltore a Grozzana -: crede si tratti di sciami di vespe, invece sono le api. Più precisamente sono quelle chiamate bottinatrici, che nella complessa gerarchia e distribuzione di funzioni di ogni colonia, sono addette a raccogliere nettare, polline, propoli e acqua. Quando le vediamo su un nostro cornicione o sul nostro albero in giardino, significa che sono “in parcheggio”, sono in attesa delle api guardiane che sono in esplorazione alla ricerca di un posto adatto, tranquillo, per impiantare un alveare. La colonia si ferma quindi il tempo necessario, uno o due giorni, poi vola via. Se non provocate, non pungono mai».

Il fenomeno al quale assistiamo, non eccezionale, durerà secondo l’esperto fino alla fine del mese, ma è una circostanza naturale. Per una volta tanto la colpa non è dell’uomo, o almeno non lo è direttamente, poiché a causarlo è un andamento climatico non regolare, che tuttavia è in dei conti causato dall’inquinamento prodotto dalle attività umane. «La “febbre sciamatoria - precisa Carboni - si verifica quando, come quest’anno, le temperature prima divengono piuttosto calde, come in aprile, poi tornano ad abbassarsi come in maggio e infine risalgonono. Le api rimangono spiazzate, le famiglie si sviluppano ma d’altra parte il raccolto latita. Le ceraiole non hanno lavoro, perché manca la materia prima. Così gli insetti “emigrano” per ricercare fonti di sostentamento e formare nuove colonie, con la prima ape regina vergine emergente. Il maltempo magari impedisce a qualche apicoltore di effettuare controlli puntuali alle sue arnie e così s’innesca il meccanismo che produce questi allarmi ingiustificati».

Di solito i pompieri, nell’eventualità che uno sciame stazioni in un posto “a rischio”, fanno intervenire un apicoltore, che seppure con tecniche che possono richiedere anche qualche ora non ha difficoltà a fare trasferire gli insetti in un luogo più opportuno». Lo sciame è usualmente molto calmo: se però è fermo da diversi giorni e ha esaurito le scorte di miele portate con sé, può diventare aggressivo. Immediatamente dopo la cattura bisogna nutrirlo o fornirgli favi di miele. «La gente - termina l’apicoltore di Grozzana - confonde spesso le api con le vespe: le prime hanno un corpo più tozzo, ricoperto da una peluria molto fitta; lo stacco tra torace e addome risulta visibilmente più sottile nelle vespe e infine le api hanno una colorazione scura, quasi dorata».

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