@insopportabile su Twitter "Ma non sono una star"

Oggi a Trieste l’ingegnere cagliaritano che ha 79mila follower spiegherà i segreti per conquistare popolarità in Rete

Si chiama Gianluigi, è cagliaritano, fa l'ingegnere. Può essere che non vi dica nulla ma, se siete utenti di Twitter, state pur certi che lo conoscete: è lui infatti a celarsi dietro all'account @insopportabile, uno dei "volti" più conosciuti della galassia cinguettante italiana. Il suo avatar è un occhio blu con la pupilla verde e, a dispetto del nome, è un vero spasso. Basta buttare un occhio al suo profilo per capire il perché dei suoi 79mila follower: «Puerile stupirsi che l'Expo per il cibo non fosse un magna magna» è uno dei suoi ultimi tweet. Ma @insopportabile non è soltanto un commentatore pungente e brillante. Attraverso il suo profilo e il suo sito (insopportabile.wordpress.com) è un promotore turistico innovativo della sua terra, la Sardegna. Oggi prenderà parte, dalle 10.45 alle 11.45 all'auditorium del Revoltella, all'evento "Trieste+Social".

@insopportabile, come si diventa una tweetstar?

«Posso dirlo? È una definizione che detesto. Le tweetstar non esistono. Al massimo si può diventare popolari grazie al riconoscimento della gente. Una star è qualcosa di molto distante dalla popolarità tutto sommato provinciale che si può ottenere su un social network, soprattutto in Italia. Una star per me è Gigi Riva, non uno che scrive pensierini in Rete».

Allora come si diventa popolari?

«Raccontando la normalità di una vita in cui molti si riconoscono, niente di trascendentale. La vita di un sardo che vive in Sardegna, mangia, va al mare... Va a Trieste».

Il suo account è diventato una vetrina per la sua terra. Come nasce l'idea?

«È iniziato tutto nel 2006, 2007, un'era geologica fa per i tempi dell'informatica. Twitter era appena nato e volevo sperimentare forme comunicative nuove in ambito turistico. Però questo non è il mio mestiere: io sono un ingegnere e lavoro nel pubblico. Mi limito a dare una mano agli amici che si occupano di turismo».

Ciononostante è diventato un esempio per la comunicazione turistica.

«La definizione più bella è forse quella che ha dato di me Roberta Milano: io non sono un esperto di turismo, ma incidentalmente con il turismo c'entro sempre».

Offerte di lavoro ne ha ricevute?

«Tantissime, soprattutto su singoli progetti. Ultimamente c'è stata una sorta di accelerazione, da quando ho partecipato prima alla fiera Bto di Firenze e poi alla vostra Barcolana. Ma per il momento non ci penso, il turismo resta un hobby».

Quanto tempo sta sui social?

«Alcuni pensano che io stia lì tutto il giorno. Così non è. Preparo buona parte dei miei post la mattina presto, in pausa pranzo o la sera. Spesso però appunto i miei pensieri su un software apposito che li posta per me agli orari che imposto. Il risultato è che il numero di tweet è alto ma il più delle volte non sono presente sul media».

L'avatar @insopportabile non si dimentica. Quanto è contato nel successo?

«Parecchio. La riconoscibilità di un avatar, soprattutto su Twitter, è molto importante. Il mio è nato così un po' per caso, con una mia foto virata al blu (il mio colore preferito). La pupilla verde l'ho inserita nel 2008 per una campagna di sensibilizzazione e poi è rimasta così. Sono particolari che contano perché l'utente deve riconoscere subito il tuo simbolo».

È la seconda volta di @insopportabile a Trieste. Che gliene pare?

«Ha delle potenzialità enormi: il fascino della città di mare unito alla storia e alla cultura».

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