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«Con Giurastante niente democrazia Chi lo critica viene buttato fuori»

Parla l’ex capo del servizio d’ordine di Trieste Libera Alessandro Gotti: «Noi non abbiamo mai dato problemi, è stata la Digos a chiedere che venisse creata questa struttura. Un leader pieno di ossessioni»

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Roberto Giurastante? «È come Pol Pot, un dittatore. Uno che non sa neanche dove stia di casa la democrazia». Dopo le accuse del leader del Movimento al suo servizio d’ordine, non si fa attendere la replica di Alessandro Gotti, il capo, o meglio l’ex responsabile fino a pochi giorni fa, della sicurezza non solo del numero uno dell’organizzazione indipendentista. Succede in un momento di grande caos e tensione all’interno di Mtl. Infatti ad andarsene via sbattendo la porta del movimento non è stato solo Gotti, in arte “Tonfa”, maestro di boxe, noto a Trieste per aver importato dalla Thailandia la disciplina del Muay Thay. Ma anche una sessantina tra cultori delle arti marziali, buttafuori e pugili che hanno vigilato, dal punto di vista della sicurezza, durante le manifestazioni pubbliche di Giurastante. Tra questi anche Fabio Bastico che per mesi è stato l’ombra del leader del movimento, accompagnandolo anche fin all’interno della propria abitazione. Praticamentre la guardia personale. Se n’è andato anche lui.

Gotti che tipo di persona è Giurastante?

«Da qualche tempo sia lui che Paolo G. Parovel (ndr, l’ideologo del movimento) indossano il giubbetto antiproiettile. Si fanno accompagnare da una nuova scorta composta da 6-7 persone. Giurastante è arrivato anche al punto di non mangiare e non bere cibi o bevande che in precedenza non siano stati adeguatamente controllati».

Ma lei non è stato espulso?

«Dopo che me ne sono andato è stato lui (ndr, Giurastante) a disporre la mia espulsione. Quell’uomo ha solo un metodo: spaventare la gente per poi arrivare al potere. Per questo motivo ha eliminato la vecchia guardia cercando di prendere il controllo del movimento. Ha messo nel direttivo 13 persone di cui 7 sono i suoi fedelissimi».

Cosa è successo all’interno del Movimento?

«L’ho attaccato al direttivo. Ha detto che quando la barca naviga nel mare in tempesta il comandante decide la rotta senza nemmeno consultare gli ufficiali».

Facciamo un passo indietro. Ma qual è il motivo per cui è stato organizzato un così poderoso servizio d’ordine? Voi non vi occupavate di arti marziali in palestra?

«Questo tipo di organizzazione di sicurezza era stata chiesta dalla Digos. A contattarci era stato Stefano Ferluga (ndr, vicepresidente e presidente uscente). Dopo l’invito avevo raccolto un gruppo di 50 persone che ora sono tutti con me, a parte due che invece sono rimasti con Giurastante. Il nostro impegno è stato quello di proteggere gli iscritti e soprattutto evitare scontri durante le manifestazioni. La gente era contenta».

Vi pagavano?

«Non siamo mai stati pagati. Non volevamo soldi. Crediamo nel Movimento. Con noi non è mai successo nulla. Per proteggere Giurastante abbiamo dormito tante volte nella sede. Adesso non può dire che non ha mai voluto la sicurezza. Credo nell’indipendenza di Trieste, ma non con questa gente, non con Giurastante».

Ma se ne sono andati anche altri?

«Penso a Sandro Gombac, a Stefano Ferluga, ad Adriano Ciacchi e Vito Potenza, ma anche al gruppo Carso. Se ne sono andati tutti questi dall’Mtl. Noi siamo per Trieste Libera, quella vera. Siamo con i gruppi fondatori e presto faremo un’assemblea generale».

Eppure nonostante il servizio d’ordine qualche episodio di violenza c’è stato come in Viale...

«Sarà un caso, ma l’unico indagato al momento non faceva parte della sicurezza» (ndr: si chiama Francesco Masci, ha 66 anni e un passato da ultras alabardato).

E la vicenda dei militanti che hanno disobbedito partecipando a Venezia alla manifestazione della Lega? «Giurastante non vuole che il movimento venga conosciuto all’estero. Ha paura. Il suo unico obiettivo è quello di politicizzare le questioni giudiziarie. Le spese legali dei suoi procedimenti vengono pagate con i soldi del movimento».

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