Giovane orchestra, troppi debiti: Coretti vende il suo violino

Scemati i fondi, l’ideatore e direttore del gruppo europeo costretto a disfarsi dello strumento: «Non ho altro per pagare»

Le orchestre giovanili fanno simpatia. Giovanili e internazionali entusiasmano. Se ricostruiscono in musica i tessuti stracciati della storia, ricomponendo sentimenti e scrivendo con le emozioni nuovi linguaggi, perfino commuovono. Però si può lasciarle morir di fame, allegre della loro fama. Pezzo a pezzo, dopo 25 anni e 25 paesi europei coinvolti, migliaia di giovani talentuosi scoperti e lanciati a carriere prestigiose, fra concerti con Muti e Uto Ughi, la Wonderful Youth Orchestra creata e diretta dal violinista triestino ma “globe trotter” Igor Coretti sta per svanire per consunzione di finanziamenti: europei, regionali. E a causa di altre disgrazie collaterali che hanno avuto drammatiche conseguenze. Si è mai visto un violinista che vende il suo violino?

Maestro Coretti, è vero che l’avventura finisce?

I ragazzi non ci credono, da tutta Europa si scambiano messaggi su Facebook: “Ho trovato i soldi per il viaggio!”, “no, l’orchestra non è morta...”. In verità molti, fra migliaia reclutati in 25 anni, istruiti gratuitamente dai migliori professori d’orchestra europei (posso dire di conoscere i migliori talenti dai tempi dei miei anni di studio in Germania, e poi con Yehudi Menuhin) hanno fatto grandi carriere, uno è primo violino alla Scala, un altro è a Los Angeles... Viaggiavo in tutta Europa, selezionavo i giovani, le famiglie ce li affidavano con tanta stima e fiducia.

Ma questi 80-90 giovani suonavano ogni volta grazie a finanziamenti pubblici?

Diciamo “a progetto”. Non siamo mai stati finanziati nella giusta misura tranne in due occasioni. Quando nel 2004 la Ue riconobbe la valenza del progetto, anche grazie a un concerto a Trieste per l’Iniziativa centroeuropea (Ince). Suonammo poi davanti a 18 capi di Stato, e l’Ince ci adottò. Con un cofinanziamento di 30 mila euro, completato da altri 60 mila della Regione. Che nel 2008 ce ne riconobbe 99 mila.

Dunque abbastanza.

Nello stesso anno riuscimmo in un progetto pluriennnale della Ue (col patrocinio dell’Ince) assieme ai 12 Comuni della provincia di Parma associati nell’Unione delle terre verdiane: 149 mila euro all’anno per 5 anni. Dopo solo 2 anni Parma si tirò indietro per difficoltà, il commissario Ue ci consigliò di chiudere il progetto. Tornato a Trieste, il portinaio della sede Ince (non il direttore!) mi intimò di consegnare, “subito”, le chiavi dell’ufficio che m’avevano dato.

Veramente gentiluomini?

Ne ho viste di ogni colore, da quando studente in Germania mi rubarono il violino dalla mia stanza di studio, ai rapporti meravigliosi con ambasciatori e ministeri degli Esteri di tutta Europa, alle frasi becere di alcuni politici, ai complimenti commossi di grandi musicisti per la qualità della giovane orchestra. S’immagina il valore per giovani rumeni, moldavi, serbi, croati, italiani di suonare tutti insieme a questi livelli? Un giorno scriverò un libro, ne varrebbe la pena.

Ma intanto, c’è l’oggi.

Sì, a partire dal 2011 la Regione ci mantenne un finanziamento di 64 mila euro “a tabella”. Nei due successivi anni l’importo andò scemando. Come a tutti. Ma nonostante un concerto con Uto Ughi, in Europa nel 2010 mi avevano sussurrato: “L’Italia a Bruxelles, adesso, non ha alcun credito... Si cerchi un altro partner”.

E lei si mise in caccia o no?

Io non ho problemi ad andare, parlare, a incontrare, progettare. Proposi un progetto con Polonia e Serbia. Ci risposero che non avevamo ottenuto abbastanza punti “perché non abbiamo personale dipendente”. Si mettava in dubbio la professionalità. Non contava che i soldi servivano solo per i viaggi dei giovani. Si trovano milioni per un cantante di musica leggera, ma non 500 euro per due panini per 80 ragazzi europei di talento.

Quindi, fine dell’Europa.

E nel 2013 la Regione ci ha diminuito il contributo a 32 mila euro. Nel frattempo la Banca di Cividale dove avevamo il fido ha avuto problemi suoi. Non per colpa nostra, ha chiuso l’affidamento e chiesto il rientro immediato. Ho usato i soldi della Regione come anticipo. Adesso la banca vuole il resto. E nel frattempo non ho pagato fornitori e servizi.

Di quanto è il debito?

È di 70 mila euro. E dove li trovo? Sono sempre vissuto “a progetto”. Dal 2011 sono “free lance”. Ho due bambini piccoli. Non posso mettere a rischio la casa. Il presidente della Scuola per giovani musicisti di Trieste che fa da base all’orchestra è altrettanto un insegnante con bambini. Siamo al 2014 e i creditori mi premono. Non ho altro da dare che il mio strumento di lavoro.

Il suo violino?

Sì, il mio violino. L’ho dato in commissione in Germania, a Stoccarda, al liutaio dal quale lo avevo comprato. Posso far dormire la mia famiglia.

È di valore, naturalmente?

Antico, anche se non di quelli dal nome celebre. Nel 1983 mio padre mi aveva detto: “Igor, se serve ti aiutiamo...”.

Lei nel frattempo aspetta?

Aspetto la lieta novella. Ma siamo stati invitati da Muti per partecipare al suo concerto di luglio a Redipuglia per l’anniversario della Grande guerra. Dovremmo pagare ai ragazzi, provenienti dai paesi partecipanti al conflitto, solo il viaggio fino a Ravenna e la prima preparazione musicale. E con che cosa? Il presidente di una delle tre fondazioni bancarie regionali cui mi sono rivolto per un concerto in occasione della visita a Trieste di Viviane Reding, vicecommissario Ue, mi rispose: si procuri l’approvazione a Roma tramite la Regione. Mah. Per l’ingresso della Croazia nella Ue ho parlato con la commissaria Ue croata. Entusiasta, scrisse al ministro degli Esteri e all’assessore regionale alla cultura, Torrenti. Che rispose: “Terremo presente”. Mai più sentito. Tutto tace. Parlo con tutta Europa ma con Torrenti non riesco.

Lei ha altri progetti per la Grande guerra. C’è speranza?

Non chiedo la luna. Ho 56 anni e ne ho spesi 30 in progetti internazionali in cui credo, e ci credono migliaia di persone, che oggi non capiscono tanto vuoto. Ho solo il dispiacere che questo grande “know how” venga lasciato perdere, e svanisca perciò nel nulla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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