La blogger Petronilla che insegnò a cucinare alle donne senza Rete

Chi era Amalia Moretti Foggia, prima pediatra in Italia e collaboratrice dei supplementi del Corriere: la sua figura a èStoria

di Arianna Boria

Petronilla, dott. Amal, Una massaia scrupolosa, Una mamma. Chi si nasconde dietro questi pseudonimi sulla Domenica del Corriere, sul Corriere dei Piccoli, su Il Romanzo mensile, in calce ad altrettante rubriche che, per quasi vent’anni, tra il 1929 e il 1947, insegnarono a milioni di italiani, soprattutto alle donne che reggevano la casa, a mangiar bene con poco, a curarsi correttamente, a leggere le prescrizioni mediche, a non combinare guai coi rimedi della nonna, a vivere una vita più sana ed equilibrata?

Lei, Amalia Moretti Foggia, è stata in qualche modo la prima blogger italiana, quando ancora la rete e i social media erano di là da venire. Aveva solo la penna, ma con i suoi lettori intratteneva un dialogo serrato, destreggiandosi con abilità tra i diversi registri di scrittura che i vari “nom de plume” richiedevano: era il burbero e professionale dott. Amal, che insegnava a non scherzare con erbe, medicamenti e cataplasmi, la colloquiale e scherzosa Petronilla, con le sue ricette dei tempi di guerra, pochi ingredienti e gusto garantito, la “mamma” premurosa e incoraggiante del Corrierino, pronta ad accorrere con i suoi suggerimenti se i piccoli non smettevano di bagnare il letto o di tossire. Una formidabile divulgatrice, che svolse un ruolo delicatissimo: negli anni d’oro della carta stampata, quando la “Domenica”, nel 1930, tirava oltre un milione centosettantamila copie, e il Corriere dei Piccoli, nel 1942, oltre cinquecentomila, fornire a un bacino di milioni di lettori informazioni scientifiche con un linguaggio alla portata di tutti e insegnare una cucina di poco e con poco, ma che poteva contribuire in modo determinante alla salute e alla serenità della famiglia.

Ebbero grande fama il dott. Amal e Petronilla, mentre ad Amalia Moretti Foggia l’identità venne riconosciuta dal Corriere solo “postuma”, quando, il 15 luglio 1947, a sepoltura avvenuta come lei stessa aveva disposto, si diede notizia della morte a 75 anni della dottoressa Amalia Della Rovere Moretti Foggia. «A centinaia - si legge nell’articolo - i lettori le scrivevano da ogni parte d’Italia e anche dall’estero; e, a ciascuno, rispondeva premurosa, minuziosa, consigliando, ammonendo, confortando. Sentirsi a contatto con la folla la inebriava; poter irraggiare una influenza benefica le accresceva il gusto di vivere...».

Oggi, a questa figura di giornalista scientifica, il Corriere rende omaggio con un volume edito dalla sua Fondazione e curato dalla docente Maria Giuseppina Muzzarelli (“Amalia Moretti Foggia. Le ricette di vita del dottor Amal e di Petronilla”, pagg. 434, euro 14,00), che raccoglie una selezione delle rubriche, i “coccodrilli” pubblicati da Corriere e Domenica e l’unico pezzo sigliato col suo nome, “a.m.f.”, scritto un anno prima della morte e intitolato “I petroli dell’avvenire”. C’è un altro documento interessante, la lettera sobria e amara datata 18 dicembre 1944 e indirizzata a uno dei proprietari del quotidiano, Mario Crespi, con cui Moretti Foggia lamenta di non aver ricevuto il “dono natalizio”, al pari degli altri giornalisti. Confessa di “soffrire”, la dottoressa, non tanto per la gratifica mancata, ma per ciò che quel gesto significava, l’esclusione da quella famiglia del Corriere di cui si sentiva una colonna, con le rubriche portate per anni regolarmente, ogni settimana, «ad onta delle malattie sue e dei suoi cari, dei lutti famigliari e delle sciagure che hanno straziata la Patria...».

Del dottor Amal si parlerà anche nell’ambito di éStoria a Gorizia, quest’anno dedicata al tema delle Trincee, in un incontro con la stessa Muzzarelli, docente di Storia medievale all’Università di Bologna, che racconterà la “trincea” femminile, la cucina, dove tante donne fecero la loro personalissima guerra e resistenza.

Ma chi era Amalia Moretti Foggia? Divulgatrice, blogger ante-litteram, ma soprattutto scienziata. La sua vita, per dirla con Muzzarelli, fu di “un’ordinaria straordinarietà”. Nata in una famiglia di farmacisti, laica e progressista, si laureò prima in Scienze naturali a Padova nel 1895 e, tre anni dopo, in Medicina a Bologna, terza donna in Italia e prima a conseguire la specializzazione in pediatria. Quando si iscrisse al liceo Virgilio, nella natia Mantova, da appena pochi lustri le ragazze potevano frequentare ginnasi e licei. Al “Corriere” ci arrivò attraverso Eugenio Balzan, correttore di bozze, poi inviato, poi direttore amministrativo, al quale si devono felici intuizioni come quella di puntare su una donna per avvicinare sempre più persone alla “Domenica”.

Amalia accettò consapevolmente anonimato e pseudonimi per conquistare quanti più lettori poteva, intuendo che il “dottor Amal” e l’allegra Petronilla, avrebbero aperto molte più porte che il suo vero nome, e modulò con sensibilità toni e temi agli illustrati del Corriere su cui interveniva. Con due lauree, e frequentazioni importanti come Anna Kuliscioff e Ada Negri, da tempo si era affrancata dal recinto della “casalinghitudine”, ma seppe lo stesso rientrarvi con tatto, e diede nozioni di igiene e medicina a chi aveva poca istruzione e molti timori, molti figli e pochi mezzi. Con un registro pimpante e lezioso, come i “magazine” dell’epoca richiedevano, insegnò ricette semplici e varie a giovani mogli senza esperienza ma con mariti che pretendevano e non aiutavano, rafforzò il senso e il valore della propria fatica in chi ogni giorno, in tempi di razionamenti, metteva in tavola un “desinaretto”, senza ricevere in cambio neanche una briciola di gratificazione dai suoi cari. Pubblicò oltre ottocento articoli come Petronilla e il doppio come dott. Amal su riviste non certo di quell’area socialista da cui proveniva, ma lo fece ugualmente con spirito “socialista”, con l’obiettivo di aiutare chi aveva meno possibilità economiche a crescere e a migliorare se stesso e la propria vita.

Che siano le ricette mediche del dott. Amal o quelle culinarie di Petronilla, gli articoli di Amalia Moretti Foggia restituiscono una stagione di tempi “eccezionali”, prima magri e pieni di incertezze, poi aperti alla speranza di un futuro di pace e crescita. I tempi in cui il “clinico” dava consigli su come eliminare i foruncoli con l’erba Bardana e suggeriva alla “gastalda” di sostituire i lacci alle gambe con un rozzo ma creativo reggicalze.

Come blogger di carta, Petronilla dialogava con una serie di figure femminili, create apposta come pretesto per i suoi articoli, donne di diverse regioni e temperamenti, provette o incapaci in cucina: c’erano la “cognatona grassa”, maestra di arte culinaria, la Gemma, “arca di scienza friulana” ed esperta ante-litteram di piatti regionali a chilometro zero, ma c’era pure la Giovanna, che considerava la carne in scatola “uno dei più geniali ritrovati della modernità”. Amalia lo sapeva bene: le donne cominciavano a uscire dalle cucine, a dover passare di colpo “dai libri mastri dell’ufficio alle pagnotte” e suggeriva qualche “pietanzina” adeguata alle esigenze delle nuove lavoratrici.

@boria_A

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