Solo 12 in aula: revocata la cittadinanza al Duce

A Ronchi hanno votato il gruppo di Pd e Rifondazione. Protesta in piazza Unità della Fiamma Tricolore che poi ha lasciato il palazzo al grido di “vergogna”

RONCHI DEI LEGIONARI. Così come il 17 maggio del 1924, anche ieri il Consiglio comunale di Ronchi dei Legionari si è espresso all’unanimità su Benito Mussolini. Novant’anni fa per concedergli la cittadinanza onoraria della cittadina, ieri per revocargliela.

Ma se, nel 1924, furono 16 i rappresentanti del “parlamento” ronchese a esprimersi per dare un riconoscimento all’allora Capo del governo, ieri a votare sono stati solamente in 12, quelli del gruppo del Pd e di Rifondazione comunista, in sostanza, essendo assenti i consiglieri di “Insieme per Ronchi” e “Nuovo Polo per Ronchi” ed essendo usciti dall’aula i rappresentanti del Gruppo misto, del “Popolo per le libertà” e di “Città Comune per...”.

Una discussione di oltre un’ora, quella che ha preceduto il voto positivo dato dall’aula alla proposta di Luigi Bon, caratterizzata dai toni accesi e dalla presenza da un lato di chi aveva nei mesi scorsi fatto luce su un atto sconosciuto ai più e dall’altro di chi, come i rappresentanti di Fiamma Tricolore, hanno lasciato il palazzo al grido di “vergogna”. Con bandiere e striscioni hanno manifestato in piazza Unità prima dell’avvio della seduta, giustificando la presenza di numerosi agenti di polizia, carabinieri e polizia locale.

«Pensiamo che questo sia un atto contro la democrazia – ha detto il segretario goriziano Franco Bertin – un modo becero di sfruttare le storia per motivi politici. Mussolini, come tutti i capi di governo, ha commesso degli errori, ma è stato anche durante il suo mandato di capo del governo che sono stati fatti grandi passi in avanti nel nostro Paese».

È stato Bon ad avviare il dibattito, ricordando le tappe di questa vicenda, mentre Michele D’Urso, prima di lasciare l’aula, ha voluto ribadire la sua posizione in merito a un consiglio comunale dove, spesso, si parla solo di «aria fritta». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fabio Da Monte, il quale è stato categorico nell’affermare che i tanti problemi sul tappeto non permettono simili perdite di tempo. «Ho pensato a lungo se proporre questo ordine del giorno – ha invece detto il sindaco, Roberto Fontanot – poi ho pensato che un simile atto ci avrebbe permesso di dare un segnale di rispetto nei confronti di chi ha sofferto durante il Ventennio». Un atto dovuto, secondo Flavia Iacchini del Pd, così come per la collega Marina Cuzzi e il capogruppo Francesco Pisapia. Qualcosa di inutile per Umberto Miniussi (Città Comune per...), il quale ha anche messo in risalto il fatto che come da un lato Ronchi dei Legionari esalta D’Annunzio, dedicandogli pure un museo, dall’altro prende le distanze dal Duce. «Non sono per le battaglie ideologiche – ha quindi chiosato Battista Tarantino – che dovrebbero, allora, farci prendere posizione anche sugli atti del consiglio comunale che, negli anni Settanta e Ottanta, hanno visto commemorare la nascita del Pci o il dittatore yugoslavo Tito».

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