Diaco, a Trieste arrivano gli ucraini

Due investitori già attivi nel settore, in dirittura d’arrivo la trattativa per l’acquisto

Alla faccia delle delocalizzazioni a Est che nel nome dei tagli al costo del personale lasciano qui in casa una scia di disoccupati (come non ricordare la caduta ingloriosa della Stock due estati fa) proprio da Est tira ora un vento contrario che sta facendo annusare a Trieste - sopra la Diaco - il profumo, pressoché sconosciuto, del possibile recupero di antichi posti di lavoro che parevano persi: 33, per la precisione, per cui si sta aprendo la possibilità di altrettante riassunzioni entro la fine del 2015. Sono quelli di chi, per intanto, oggi vive - e potrebbe continuare a farlo a questo punto fino al richiamo in servizio - in cassa integrazione straordinaria dopo aver dovuto abbandonare, nei mesi scorsi, il proprio posto nella nota fabbrica farmaceutica.

La trattativa, in realtà, deve ancora chiudersi però, dando credito alle spicce indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, e al di là delle incognite sempre in agguato in simili delicatissime operazioni, potrebbe essere vicina alla dirittura d’arrivo: due investitori ucraini, già attivi nel settore farmaceutico e seguiti passo passo da uno studio professionale cittadino nel ruolo di advisor, stanno trattando infatti da settimane - e ne sarebbero appunto ormai prossimi - l’acquisto dei Laboratori Biomedicali Diaco di via Flavia dalla Sm Farmaceutici Srl che aveva rilevato a sua volta l’azienda dal fallimento seguito al crac Cerami. Il nome e il marchio Diaco - questa l’origine di tale inedito vento dell’Est - continuerebbe a tutt’oggi a conservare un certo appeal in ambito internazionale: gli investitori ucraini sarebbero interessati a cavalcarlo per estendere il proprio business e, così facendo, andrebbero nel contempo a rilanciare sia la fabbrica di via Flavia (per il momento la partita si starebbe giocando solo sul tavolo di Trieste e non quello di Potenza, l’altra sede dell’ex impero Cerami) che il suo personale. Per questo esiste già una società di scopo, la Diaco Farmaceutici Srl, interamente di proprietà dei due imprenditori stranieri, con management locale, nata proprio in vista del possibile acquisto dei Laboratori Biomedicali.

La notizia delle mire ucraine sulla Diaco era nell’aria ma era stata tenuta sottotraccia dagli stessi sindacati, oltre che da venditori e compratori, per evitare di bruciarne l’esito. Finché ieri, proprio dagli ambienti sindacali, non l’hanno più tenuta. La parte dei confronti che coinvolgeva appunto i rappresentanti dei lavoratori, d’altronde, è già andata a buon fine. Era necessaria, peraltro, affinché potesse innescarsi l’altra faccia della trattativa: quella della compravendita vera e propria. L’accordo occupazionale raggiunto e firmato tra i sindacati, la proprietà attuale e quella che le vuole subentrare, in particolare, prevede il rinnovo per due anni delle procedure per la cassa integrazione straordinaria già in atto per i 33 dipendenti rimasti, tutti riassumibili dopo che saranno stati completati, indicativamente entro la fine del 2015, i passaggi che servono per far ripartire le attività in via Flavia, si pensi solo agli accreditamenti con l’Aifa, l’Agenzia nazionale del farmaco.

Era una parte della trattativa necessaria, come detto, ma non sufficiente, alla luce delle ultime ore. Mentre ieri la notizia degli ucraini impegnati nella scalata alla Diaco cominciava a diventare di pubblico dominio, proprio per effetto dell’intesa andata in porto sul fronte sindacale, negli uffici dell’advisor venditori e compratori continuavano a parlarsi, senza però riuscire a trovare ancora un punto d’incontro tra domanda e offerta soddisfacente per tutti. L’entità finanziaria dell’operazione è top-secret: sarebbe questo dopotutto, l’aspetto economico s’intende, il solo tassello mancante per il completamento del mosaico. Da quella che a meno di colpi di scena dovrebbe diventare la nuova proprietà della Diaco non vengono, per ora, dichiarazioni. Trapela solo la conferma che la trattativa non è chiusa ma si trova in uno stato «molto avanzato», alla cosiddetta «fase dei dettagli», e che precise indicazioni su ciò che la futura Diaco vorrà e potrà fare arriveranno «alla chiusura dell’atto finale», al rogito quindi. Ciò che filtra ancora da chi rappresenta i nuovi investitori è, logicamente, l’auspicio che sia «questione di giorni». Se lo augurano pure i sindacati, dato che il primo accordo già firmato senza autografi sul secondo diventa carta straccia, e soprattutto i 33 dipendenti.

@PierRaub

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

A Trieste la proposta di matrimonio di Salvatore alla sua Carla nel linguaggio dei segni

Frittata con farina di ceci e zucchine

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi