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Violenza alla moglie, è libero Sos Rosa: «Caso gravissimo»

La presidente Scoglio sul caso di Farra d’Isonzo: «La comunità aiuti e protegga la donna. Se ha agito perché depresso non è un’attenuante»

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Quando si dice: “due righe in cronaca”. Da Il Piccolo di ieri: “È tornato libero Bessem Ajmi, il tunisino che dieci giorni in un momento di sconforto e depressione aveva dato fuoco all’alloggio della moglie. Il Tribunale del riesame di Trieste ha accolto il ricorso presentato dal suo difensore avvocato Paolo Bevilacqua e ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Rossella Miele imponendo a Ajmi l’allontanamento da Farra e il divieto di contatti con la moglie, da cui vive separato. Nell’indagine condotta dai carabinieri era emerso anche che il tunisino aveva anche maltrattato la moglie con intimidazioni e aggressioni verbali. In una di queste liti aveva scaraventato a terra un televisore, da qui anche l’accusa di danneggiamento che gli è stata contestata dalla magistratura goriziana».

Sintetizziamo: maltratta la moglie, le usa violenza, incendia la casa ed è a piede libero dopo pochi giorni? Allora tutte le analisi e gli allarmi sull’aumento dei femminicidi sono esercizi accademici? Lidia Scoglio, presidente dell’associazione Sos Rosa di Gorizia che opera sul territorio con il centro anti-violenza: «Non entro nel merito del provvedimento del Tribunale del riesame. Leggo che l’uomo avrebbe agito in un momento di sconforto e di depressione. Attenzione, le parole sono pietre. La violenza non si giustifica mai, nemmeno a fronte di un asserito malessere. Qualcuno potrebbe fraintendere: “poverino, stava male e ha usato violenza sulla moglie. Capita”. No, questo messaggio è gravissimo. Anche per questo con l’associazione andiamo il più possibile nelle scuole a spiegare ai giovani il rispetto reciproco».

La signora di Farra non sarà serena pensando al marito a piede libero pur con l’obbligo di non avvicinarsi.

«Abbiamo un’ottima collaborazione con le forze di polizia. Si è creata una rete che funziona. Se ci sono problemi la signora deve subito avvisare le forze dell’ordine. Fondamentale è poi la comunità locale. Deve aiutare, proteggere la donna. Minimi comportamenti sono fondamentali: cambiare la serratura dell’abitazione, non aprire, dotare di catenelle la porta d’ingresso».

Forse è il caso di sgomberare il campo da pretestuosi equivoci: si tratti di un tunisino o di un italiano è lo stesso.

«La violenza sulle donne è purtroppo un fenomeno trasversale all’età e alla classi sociali. Anzi, sono molte di più le donne italiane che denunciano violenza. Non è mai facile denunciare una violenza subita, ma è l’unica strada da dove cominciare per avere giustizia e serenità».

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