Pescherecci a secco: l’unico distributore del golfo senza soldi per il gasolio

Il titolare del rifornimento di Porto San Rocco è in difficoltà: deve pagare cash l’Eni ma le Amministrazioni non lo liquidano

Ripristinare le agevolazioni regionali sul carburante per le imbarcazioni da diporto «altrimenti l’equilibrio economico della mia attività, che è la gestione dell’unico impianto di vendita di benzina e gasolio per natanti operativo sul territorio provinciale, potrebbe venir meno». E’ forte e drammatico l’appello di Gianni Millo, titolare del distributore, situato sul molo di Porto San Rocco a Muggia. «Con la cancellazione delle agevolazioni a favore dei diportisti locali da parte della Regione – spiega – la scomparsa dei clienti croati che, da quando il loro Paese è entrato nell’Ue, non hanno più il vantaggio di recuperare l’Iva, e con il progressivo dilatarsi dei tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni, il mio lavoro è diventato quello di una banca. Devo cioè pagare in anticipo al mio fornitore (l’Eni, ndr) perché queste sono le regole – aggiunge – e poi devo aspettare tempi lunghissimi per l’incasso».

Il presidente del gruppo della Confcommercio al quale fanno capo i titolari degli impianti carburanti, Roberto Ambrosetti, esprime subito la sua solidarietà a Millo: «Ha ragione e facciamo nostro il suo appello – dice – perché non è possibile che un’attività d’impresa debba aspettare tempi biblici per incassare dalle pubbliche amministrazioni. La Regione – prosegue – ha stabilito che le imbarcazioni sono un genere di lusso e perciò non devono godere di alcuna agevolazione. Il risultato – conclude – è che l’unico impianto del genere della Provincia non riesce a far quadrare il bilancio».

I primi a farne le spese delle difficoltà di Millo sono stati i pescatori del golfo: «Capita talvolta che l’impianto non abbia gasolio a sufficienza – spiega Guido Doz, rappresentante della categoria – a quel punto si rischia di interrompere l’attività di un’ottantina di pescherecci, che danno da vivere a circa 200 famiglie, con le conseguenze che è facile immaginare, anche perché noi siamo solo il primo elemento di una filiera produttiva che comprende i dettaglianti del pesce, i ristoranti e così via».

«Dovendo pagare in anticipo – sottolinea Millo a questo proposito – acquisto la quantità di carburante in base alle mie disponibilità del momento, perché so che poi dovrà attendere per incassare. Ho dovuto rinunciare a una convenzione con la Capitaneria di porto – prosegue il titolare dell’impianto di Muggia – perché non erano indicati con precisione i tempi di pagamento a mio favore». Insomma un guazzabuglio, anche perché le strade alternative, per i pescatori, quando ci sono, sono di difficile percorribilità. «In Slovenia e in Croazia non possiamo andare – evidenzia Doz – perché non lo permette la legge, rifornirsi a Grado, dove c’è un impianto, significa spendere per il tragitto e in ogni caso quella stazione di servizio serve i colleghi della zona, che non vedrebbero di buon grado il loro gasolio acquistato da noi».

Silvano Peric, proprietario del Delfino verde, si tutela così: «Per il momento faccio scorte di gasolio con buon anticipo – spiega – perché il mio è un servizio che non può essere interrotto».

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