Friuli vs Iulia: e Gorizia, nella “nuova” regione, dove sta?

Ritorna l’annosa questione sull’identità dell’Isontino dopo lo studio presentato dalla Società geografica italiana

Friuli o Venezia Giulia? O meglio Friuli o Iulia? L’annosa questione dell’appartenenza storica e identitaria di Gorizia e dell’Isontino, che più di qualche volta ha fatto accendere gli animi di storici e studiosi, torna prepotentemente d’attualità. Già, perché se la Società geografica italiana, su commissione del governo, ha elaborato uno studio che ridisegna completamente il territorio della penisola ipotizzando la soppressione delle province e la creazione di 36 regioni e in questo studio il Friuli Venezia Giulia si ritrova diviso in due macroaree - Friuli e Iulia -, la domanda non può che sorgere spontanea: e Gorizia dove sta?

Quesito non banale per un’area che ha sempre fatto da cuscinetto tra due realtà così diverse per storia, tradizioni e cultura e dove ancora oggi le due anime si mescolano e confondono, rifiutando a priori qualsiasi inquadramento rigido. Perché se da un lato pesa il trascorso della città sotto l’impero asburgico, non si può nemmeno ignorare il fatto che è proprio a Gorizia che nel novembre del 1919 venne fondata la Filologica friulana.

Dove collocare, quindi, Gorizia nella “nuova”, ipotetica regione Friuli/Iulia?

E Monfalcone? Verrà inglobabata nell’Area metropoltana di Trieste o rimarrà all’interno della Comunità territoriale di Gorizia (che, secondo lo studio, assieme a Udine, Pordenone e Tolmezzo dovrebbe fungere da unità funzionale di servizi al posto delle vecchie province mandate in pensione)?

Lo storico Fulvio Salimbeni, docente di Storia contemporanea all’Università di Udine, non ha dubbi: «Parlando per ipotesi, Gorizia e la sua provincia dovrebbero sicuramente confluire nella Iulia: da un punto di vista storico hanno fatto parte per secoli dell’impero asburgico con Trieste e l’Istria. L’unica eccezione potrebbe essere rappresentata dall’area di Cormons, l’unica che potrebbe essere integrata al Friuli al quale è legata per ragioni storiche ed economiche».

Monfalcone, invece, potrebbe trovare benissimo collocazione all’interno dell’Area triestina: «In questo modo si andrebbe a realizzare il progetto austriaco che all’inizio dell’Ottocento puntava a creare un’unica metropoli da Muggia a Monfalcone» continua lo storico.

Ma qual è l’anima che prevale, oggi, tra i goriziani? Quella friulana o quella giuliana? A provare a dare una risposta è il direttore dell’Isig, l’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia, Daniele Del Bianco: «Più che un sentimento friulano o giuliano, la città ha dimostrato una forte necessità di non perdere i simboli della “sua” anima, come nel caso della sanità. La contrapposizione tra Friuli e Venezia Giulia, in realtà, non è tanto vissuta nella quotidianità del goriziano comune, ma piuttosto sono le varie élite che parteggiano per l’una o l’altra parte ad aver costruito su queste identità la loro storia. Qualsiasi riorganizzazione territoriale debba esser fatta - conclude il sociologo - deve comunque essere finalizzata al futuro e guardare all’integrazione tra le due anime e all’inserimento di chi arriva qui».

Tornando allo studio, rimane da capire cosa prevede, nel dettaglio, la “nuova” Gorizia ipotizzata dalla Società geografica italiana. Poco o niente, in realtà. «Gli studiosi non hanno spinto l’analisi nel dettaglio - spiega Mauro Pascolini, docente di Geografia dell’ateneo friulano -. La divisione tra Friuli e Iulia, per ora, rimane solo un nome, non c’è alcun confine ufficiale tra le due aree».

Qualche dettaglio in più si può scoprire analizzando le cartine dello studio, nelle quali la provincia di Gorizia sembra mantenere i suoi confini attuali, Monfalcone compresa. «Le uniche novità per la nostra regione sono l’acquisizione di Portogruaro e la dignità data alla montagna, con Tolmezzo che diventa Comunità territoriale alla pari di Gorizia e Pordenone, sopra le quali ci sono i due grandi poli di riferimento, Trieste e Udine» conclude il professor Pascolini.

Difficile dire se il Neoregionalismo diventerà realtà oppure se resterà solo un mero esercizio teorico degli esperti della Società geografica, seppur sostenuto da un incarico del governo. L’eterna partita, quindi, è ancora aperta.

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