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«Salti di scimmia per noi commercialisti precipitati nel caos»

Il presidente dell’Ordine Renier: tempestati di telefonate dai clienti ma non abbiamo certezze, situazione mai vista

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Anche uno stimato professionista abituato a linguaggi formali adesso parla schietto: «Facciamo i salti di scimmia». È solo così che i commercialisti riescono a descrivere il caos nel quale li ha gettati il combinato perfetto di leggi e norme su tributi e tasse che si accavallano giornalmente senza portare ad alcuna certezza perfino «tradendo i dettati dello “Statuto del contribuente”», della crisi economica che blocca famiglie e imprese, e della progressiva erosione di professionalità che deriva da leggi in discussione proprio in questi giorni alla Commissione finanze del Senato.

Contro i commercialisti vincono i Caf, «e perfino i tributaristi che, autocertificandosi, si iscrivono alla Camera di commercio, e possono farlo anche solo col diploma di terza media inferiore» esclama Piergiorgio Renier, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Trieste che conta 350 iscritti di cui circa 120-130 liberi professionisti.

«Si è creata una situazione mai vista prima - dice Renier -, e cioé una fondamentale mancanza di certezza sui tributi, che è invece regola costituzionale del patto Stato-cittadini. Io devo pagare le tasse, tu mi metti nelle condizioni di farlo. Tutto è disatteso - prosegue il commercialista -, che non si possano istituire tasse per decreto, che non possano essere retroattive, che debbano essere annunciate per tempo. Noi la mattina dobbiamo seguire a computer le riviste specializzate per sapere che cosa ancora è cambiato durante la notte, ci sono leggi che abrogano norme che erano state cancellate e così via... Un caos, e non è possibile sbagliare perché danneggiamo il cliente che poi deve risarcire e si rivale su di noi. Ormai, per legge, dobbiamo essere tutti assicurati sul rischio».

Immaginarsi che cosa è successo, dall’inizio dell’anno in qua, nel ligio popolo triestino «che non appena riceveva il bollettino dell’Ici il giorno dopo era già in fila per pagare - prosegue Renier -, siamo tempestati da centinaia di telefonate: Imu, Tares, Tasi, Iuc? I clienti ci chiedono: che cosa devo pagare? E quanto? E quando? L’edilizia e l’immobiliare sono fermi, perché nessuno è in grado di fare un piano finanziario se ha l’incertezza totale sulle tasse, che incidono molto. E il paradosso è che per adesso non si paga niente. Il cittadino è davvero incavolato. Mette da parte i soldi per le tasse future, ma non sa quanto gli servirà, perché si è anche nella totale incertezza sulle eventuali detrazioni. Salta dunque ogni pianificazione familiare. E se un fondo d’investimento volesse comprare case, adesso non lo fa perché non è in grado di calcolare il ritorno economico, né sa quanto pagherà di tassa il proprietario e quanto l’inquilino».

La categoria ha i nervi scossi. «Succede perfino - aggiunge Renier - che fa più fede un comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate che una direttiva ministeriale, perché arriva prima, per via telematica, mentre un atto normativo ci mette 3-8 giorni. Siamo soggetti alla decisione del momento. Non c’è nemmeno una regola, se non le fluttuanti esigenze di cassa e di gettito, per cui una tassa si istituisce o si toglie. Un giorno sulle sigarette elettroniche. Un giorno sulla benzina. Poi si fa marcia indietro».

Quanto alla sempre maggiore liberalizzazione, è ovvio che il presidente dell’Ordine dei commercialisti abbia il dente avvelenato: «Lo Stato ha bisogno di soldi, le tasse devono essere pagate in misura maggiore, e poi si toglie il tecnico che deve garantirlo: è un altro paradosso». Mentre molto concreto è il rischio, per questi professionisti, di non venir pagati dal cliente. «Cosa iniziata nel 2010 - conclude il presidente dell’Ordine - e che si accentua, perché uno i fornitori li paga (altrimenti non lavora), i dipendenti pure (altrimenti li perde), tra tutti paga per ultimo il commercialista. Molti hanno ridotto i dipendenti, licenziato. È accaduto anche a molti studi di notai. Tra i nostri clienti si salva chi ha un mercato europeo, chi è ristretto a Trieste e alla regione è in grandissime difficoltà, e chi ha puntato sulla Slovenia, oggi in una pesante situazione economica... be’, lì è proprio un disastro».

Ma non è forse vero che Trieste vive di molte pensioni “sicure”? «È un’illusione - secondo Renier -, il pensionato non investe, non muove l’economia, non fa partire meccanismi virtuosi». In compenso, aspetta con ansia crescente Imu, Tares, Tasi, Iuc o la prossima.

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