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Crescere un “nativo digitale”: «Importante fissare delle regole»

Lo psicoterapeuta Pellai aprirà a Trieste il 24 gennaio la quarta edizione della Scuola per genitori. Cinque incontri dedicati all’uso delle nuove tecnologie da parte di bambini e ragazzi

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Sbagliato - e pressoché impossibile - vietare e basta, posto che un no senza spiegazioni non è mai una buona scelta educativa. Sconsigliato rifugiarsi in una eventuale ignoranza tecnologica quale scusa, comunque non valida, per rifuggire dalle proprie responsabilità. Pericolosissimo, soprattutto, sottovalutare la portata del tema in tutte le sue implicazioni per accorgersene magari quando i danni ormai sono stati fatti. La strada maestra resta una: riflettere e tenere ben ferma la piena consapevolezza di quello che la rete e i social network rappresentano oggi per bambini e ragazzi, così da inserire l’uso delle nuove tecnologie in un progetto educativo ben preciso, dove le regole siano chiare così come le opportunità e le insidie ben tracciate.

Di tutto questo si parlerà venerdì 24 gennaio, in apertura della Scuola per genitori organizzata dall’associazione Le Buone Pratiche onlus che nelle cinque serate di questa quarta edizione (ne parliamo diffusamente qui a lato) avrà un filo conduttore unico, quello appunto delle nuove tecnologie utilizzate dai bambini e dai ragazzi di oggi, i “nativi digitali” che i genitori devono accompagnare nel loro percorso di crescita. Guidandoli nell’utilizzo di strumenti che hanno creato continua connessione alle reti, «ma terribile sconnessione tra le persone», anche quelle che vivono sotto lo stesso tetto. Dice così Alberto Pellai, il medico psicoterapeuta dell’età evolutiva che il 24 gennaio aprirà gli incontri della Scuola focalizzando l’attenzione su “La video-famiglia: appunti di educazione familiare per i genitori dei nativi digitali”. Appunti da redigere, ribadisce Pellai, partendo da un’indicazione: «Stabilire un set di regole». «È molto diffusa tra i genitori - annota Pellai - la sottovalutazione delle implicazioni dell’uso degli strumenti tecnologici. Invece, nel momento in cui in casa - e magari si tratta di un regalo per la prima comunione - entra uno strumento, bisogna tenere ben presente l’impatto e il potere forte sulla qualità delle relazioni che esso ha». Anche appunto in famiglia, come ben sa chi è alle prese con un ragazzino perennemente in contatto con l’esterno via WhatsApp.

Che fare, allora? Per esempio «fissare dei momenti», come quello dei pasti, in cui telefonini o i-Pad siano banditi per lasciare spazio al dialogo. Consiglio che non vale - beninteso - per i soli ragazzi, ma anche per gli stessi genitori. Oppure, bandire le connessioni - «spaventosamente distraenti» - quando è l’ora dello studio.

Ma poi, come fare per “accompagnare” i figli verificando cosa fanno e come si comportano nel mondo on-line? «Anche qui la prima regola è la chiarezza», risponde Pellai, «tenendo sempre a mente che un ragazzino di 12 o 13 anni è sempre eccitato e incuriosito da una rete che gli permette tutto nell’immediato», ma non può avere gli strumenti per gestire una realtà virtuale. E allora, il proprio figlio ha un profilo facebook? Ecco che stabilire la regola di accedervi insieme ogni tanto per valutare e commentare le attività di amici e persone che vi si incontrano potrà essere l’occasione «per aiutare i ragazzi ad acquisire competenze di pensiero critico e sociali che altrimenti non vengono trasmesse».

Resta la considerazione basilare: in un momento come questo, nei genitori «è importante sollevare consapevolezza». «Tutto il processo di cambiamento» legato alla rete - commenta Pellai - «è avvenuto in modo rapido al punto di non dare tempo alle famiglie di capire quanto stava avvenendo», mentre «il sistema ha imposto le sue regole e i suoi meccanismi senza mai negoziarli con il mondo degli adulti responsabili». E se ora è arrivato il tempo di costruire un «pensiero etico» e una «riflessione condivisa» su sistema, utilizzatori e tutele, solo tra anni, alla luce dei dati che la ricerca sta raccogliendo, «capiremo gli effetti» della rivoluzione digitale sulle nuove generazioni. Per intanto, conclude Pellai, con i figli va «stretto un patto» che consenta ai genitori di guidarli nella crescita. (p.b.)

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