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Basamento da abbassare per la statua di Santin a Trieste

Spunta l’ipotesi di rivedere le altezze: troppi sette metri per una scultura alta tre. Lo scultore: io ci spero, collocato lassù il volto non si vedrebbe

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La statua di monsignor Antonio Santin non scende dal piedistallo, ma il piedistallo potrebbe accorciarsi. Notevolmente. I sette metri di altezza previsti dal bando (per una statua di bronzo di tre metri) cominciano a sembrare un po’ esagerati anche all’Istituto di cultura marittimo portuale di Trieste (Icmp) che ha commissionato l’opera dopo aver ricevuto 110mila euro dalla Regione. I dubbi sull’altezza del monumento al vescovo, da collocare in Porto Vecchio in testa al molo IV a fianco del Magazzino 1, sono cresciuti in vista del parere che la Soprintendenza ai beni architettonici dovrà rilasciare. Difficile che venga dato l’ok a un monumento che supera di oltre un metro il tetto del magazzino altro 8 metri e 80 centimetri. Il solo piedistallo arriva all’altezza di linea che è di 7 metri. Tanto da costringere l’Icmp a specificare in un secondo tempo che «la previsione progettuale secondo cui “il complesso costituito da basamento più statua non dovrà superare, in altezza, la linea di gronda del finitimo magazzino”, è da ritenersi puramente indicativa». Indicativa o no, l’altezza resta un problema.

Il colossale basamento del resto non piace neppure allo scultore trentino Bruno Lucchi che si è aggiudicato l’appalto per 79mila euro e dovrà realizzare sia la statua di bronzo (tre metri) di Santin che il suo piedistallo. «Mi hanno detto che ci sono dei problemi con le Belle Arti. Probabilmente sarà più bassa. Almeno io lo spero, anche per una questione di visibilità», racconta lo scultore che aspetta di firmare l’incarico i primi giorni di gennaio. Il “taglio” del piedistallo non è questione di risparmio. «Una scultura a quell’altezza non si vede. In teoria potrei fare meno fatica a fare il ritratto. A 10 metri un viso di bronzo è irriconoscibile» continua Lucchi. In effetti per vedere la faccia di Santin ci sarebbe bisogno di un binocolo.

Ma in ballo ci sarebbero anche problemi di staticità non indifferenti. Lo scultore ha immaginato (e noi con lui, visto che i bozzetti per una scelta dei vertici dell’Icmp si potranno vedere solo dopo la firma del contratto) un vescovo dinamico in abiti civili alle prese con la bora mentre con una mano benedice la città e con l’altra tiene stretto il cappello. Oltre la statua anche il piedistallo di 7 metri avrà il suo daffare con la bora che può superare i 150 chilometri all’ora. «Trieste è soggetta a fenomeni di marea i quali combinati con il vento possono sottoporre il monumento a forti fenomeni di aggressione fisico-chimica» si avverte nel bando. Per il resto «non vi è alcuna limitazione al peso complessivo della statua e del basamento» che «sarà poggiato su idoneo plinto di fondazione in calcestruzzo armato». Il basamento potrà essere sia in acciaio sia in calcestruzzo purché rivestito in pietra naturale (tipo Aurisina o istriana). «Non ci sono neppure limiti alla configurazione del basamento» (non deve essere per forza una colonna classica).

L’unico accorgimento è contenuto nel bando. «Per limitare al massimo l’impatto visivo del complesso e per non distogliere, nell’osservatore, l’attenzione rispetto alla statua commemorativa, si ritiene che il basamento debba svilupparsi con forme lineari e non elaborate in guisa di semplice colonna (avente il compito di sostegno)». La soluzione? Un basamento alto 7 metri. Così. Tanto per non farsi notare.

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