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Amianto all’Arsenale, verso il processo

Il pm Tripani ha chiuso l’indagine a carico dei sei dirigenti Fincantieri. dal 2003 al 2012 morirono 27 operai

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I vertici della società Arsenale Triestino poi acquisita dalla Fincantieri e diventata parte integrante della stessa società sono ritenuti responsabili dei decessi ventisette lavoratori avvenuti tra il 2003 e il 2012 e causati dall’esposizione all'amianto mentre riparavano le navi nel bacino: conoscevano fin dagli anni Sessanta la pericolosità dell’amianto e nulla hanno fatto per impedire che venisse utilizzato e neppure hanno informato i lavoratori sulla pericolosità per la loro salute.

Il pm Matteo Tripani ha chiuso le indagini sulle responsabilità delle morti. Sono accusati di omicidio colposo sono Manlio Lippi, 89 anni, che risiede a Monfalcone, ed è stato dal 25 settembre 1982 al 30 giugno 1984 presidente del Cda della società Arsenale Triestino San Marco nonchè amministratore delegato; Andrea Cucchiarelli, abitante a Trieste, 82 anni, che ha ricoperto l’incarico di condirettore generale dal 3 dicembre 1971 al 29 giugno 1982; Corrado Antonini, abitante a Roma, ex presidente di Confindustria Trieste, che dal 1984 in poi in Fincantieri ha ricoperto vari ruoli di vertice: direttore generale e amministratore delegato, poi dal 1994 quello di presidente. Sotto accusa anche Enrico Bocchini, residente a Cesena e presidente del cda di Fincantieri dal 9 luglio 1985 e anche i due direttori che si sono alternati all’Aresenale: Giuseppe Sassi, 65 anni, abitante a Triste, responsabile dal 1 gennaio 1987 al 28 febbraio 1990 e infine Francesco Carrà, 77 anni, napoletano, che gli è subentrato e ha diretto la divisione fino al 6 aprile 1993.

Dopo la notifica dell’atto formale gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati. Poi scatterà la richiesta di rinvio a giudizio.

La morte dei ventisette lavoratori è avvenuta per mesotelioma pleurico, tumore che ha un tempo di latenza molto lungo. Secondo il pm Tripani la malattia sarebbe appunto derivata dall'esposizione all’ amianto e dai mancati accorgimenti di sicurezza che invece i dirigenti dello stabilimento - in qualità di legali rappresentanti di Arsenale Spa e e di Fincantieri - avrebbero dovuto garantire.

Per questo il pm Tripani accusa Lippi, Cucchiarelli, Antonini, Bocchini, Sassi e Carrà oltre che di omicidio colposo plurimo - a vario titolo - anche di una serie di violazioni riguardanti la prevenzione negli ambienti di lavoro. In particolare contesta a manager e dirigenti di non aver aver adottato tutte le misure utili a garantire la tutela della salute dei lavoratori e in particolare quelle relative all’utilizzo delle mascherine con gli appositi filtri, alla sistemazione dell'amianto in ambienti separati e alla dotazione degli ambienti di lavoro di impianti fissi e mobili per l'aspirazione.

Ma anche di non aver informato i lavoratori riguardo i rischi specifici derivanti dall’inalazione delle polveri di amianto.

L'inchiesta è partita sulla base di una segnalazione dell'Azienda sanitaria. Nell'indagine il pm si è avvalso della consulenza di Enzo Merler responsabile Registro Veneto mesoteliomi, e dell’igienista industriale Patrizia Legittimo, di Firenze, la cui opera si è sommata a quella portata avanti dall'Azienda sanitaria di Trieste con il Dipartimento di prevenzione diretto da Valentino Patussi.

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