Mussolini resta cittadino onorario goriziano

A differenza di Ronchi il sindaco non intende depennarlo all’albo d’oro come chiede invece l’Anpi

Un caffè per Benito? No, grazie. Meglio di no per il sindaco di Gorizia Ettore Romoli; meglio di sì per il presidente dell’Anpi provinciale Paolo Padovan. Posizioni opposte, ovviamente. Non c’è bisogno di girarci troppo intorno, Benito è lui: Mussolini. Nei giorni scorsi l’amministrazione di Ronchi dei Legionari ha deciso di proporre al Consiglio comunale la revoca della cittadinanza onoraria conferita al Duce il 17 maggio 1924. L’atto è sostanzialmente formale e simbolico, più che utile per la città, ma come Ronchi, dallo stesso anno, anche Gorizia annovera Mussolini nella lista dei suoi figli adottivi. Il capoluogo isontino lo acclamò concittadino già il primo marzo. Sono tanti i nomi che gli fanno compagnia. Tra gli altri ci sono quelli del comandante della Terza Armata Emanuele Filiberto di Savoia, del generale e Duca d’Aosta Amedeo di Savoia, del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio e di tanti altri rappresentanti delle forze armate. Ma con loro ci sono anche tanti personaggi che con la figura del Duce poco o nulla hanno da spartire. Sono anzi agli antipodi e mal si conciliano con il personaggio. Su tutte le figure, spiccano in particolare quella del quattordicesimo Dalai Lama Tenzim Gyatso e quella del pittore deportato nel campo di concentramento di Dachau Anton Zoran Music. Cosa c’entra in tutto questo il caffè? Quando due anni fa in Austria l’amministrazione comunale di Braunau am Inn decise di depennare dall’albo dei suoi cittadini onorari un personaggio scomodo che proprio lì era nato e che rispondeva al nome di Adolf Hitler, al sindaco Romoli era stato chiesto se non fosse il caso di fare altrettanto con Mussolini. Allora la risposta fu: «Lasciamo dormire la storia». Ora che Ronchi l’ha risvegliata, ci si attenderebbe un sorso di caffè per destarsi dal torpore di un lungo letargo durato 89 anni. Interpellato sulla questione, ieri mattina il primo cittadino ha però confermato le sue parole: «Mi aspettavo che prima o poi qualcuno mi avrebbe posto questa domanda. Mi sembra che ci siano cose più importanti da risolvere. Lasciamo che la storia continui a dormire». Niente caffè, dunque per Romoli. Quel caffè però c’è chi vorrebbe venisse servito al più presto: è l’Anpi. Il presidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia Paolo Padovan replica così alle parole del primo cittadino: «È vero che ci sono problemi più urgenti da risolvere, ma anche questo è un problema da affrontare. La storia va avanti e in una città transfrontliera come è Gorizia, per una parte cospicua di cittadini, è un’offesa la presenza di Mussolini nel suo albo d’onore. È così perché ha combattuto per sterminare la parte slovena». In tempi di Gect e di riappacificazione, in effetti, la presenza potrebbe apparire scomoda.

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