Ronchi dei Legionari rinnega il “cittadino onorario” Mussolini

Dopo 89 anni la giunta municipale propone di cancellare l’onorificenza. Il sindaco Fontanot: «Sarà il Consiglio comunale a decidere»

RONCHI DEI LEGIONARI. A 89 anni da una decisione “storica”, Ronchi dei Legionari potrebbe perdere un suo cittadino illustre. Sarà revocata, questa è la volontà della giunta municipale, la cittadinanza onoraria concessa quasi novant’anni fa a Benito Mussolini. Il provvedimento, spiega il sindaco Roberto Fontanot, sarà portato al vaglio del Consiglio che sarà comunque “sovrano” e dovrà esprimersi su un atto che appare più formale e simbolico che davvero utile o indispensabile per il futuro della città.

«Le vicende storiche – osserva il primo cittadino – hanno visto la nostra città protagonista nella guerra di Liberazione, tanto che il gonfalone, oggi, è impreziosito dalla medaglia d’argento al valor militare proprio per i sacrifici sopportati durante la Resistenza. Scartabellando nei nostri archivi, è venuta a galla una delibera che non ha più senso di esistere, non ha attinenza con il nostro passato e con la nostra idea di democrazia. Ecco perché – aggiunge Fontanot – sarà il Consiglio comunale, convocato ad hoc nei prossimi mesi, a dire davanti alla gente e alle associazioni se è sua volontà cancellare questa tappa del suo passato che, come detto, non ha più alcuna utilità».

Era il 17 maggio del 1924, quando il “parlamento” ronchese si riunì sotto la presidenza del sindaco Giuseppe Berini, eletto il 26 agosto del 1923 in quelle che furono le seconde e ultime elezioni amministrative del secondo dopoguerra. Ma si trattava di elezioni nominali, i candidati erano venti e i consiglieri da eleggere erano venti. Erano sedici i presenti a quella seduta che aveva un solo punto all’ordine del giorno, ovvero quello di concedere la cittadinanza onoraria al presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Benito Mussolini.

A Ronchi, che non era ancora dei Legionari (il Regio decreto è del 2 novembre 1925), c’era stata la marcia su Fiume, si accese il “mito” di D’Annunzio e lo stesso sindaco, che rimase in carica fino al 1926, propose questo atto «a dimostrazione dell’attaccamento di questa popolazione alla Sua persona che, con ferrea volontà e sani propositi, dirige le sorti della nazione».

Il Consiglio si espresse all’unanimità, invitando il sindaco a inviare al Duce un telegramma che così recita: «Ronchi di Oberdan e dei Legionari orgogliosa di aver ospitato S.V. giornate di passione e gloria compiendo voto solenne espresso sua rappresentanza comunale acclama E.V. suo cittadino oronario ben augurando fortuna Patria».

C’era in ballo, come detto, la volontà di unire Ronchi al suffisso “dei Legionari”, che il Consiglio deliberò il 9 ottobre del 1923, ma si ricorda anche come Mussolini, da soldato, nel settembre del 1916, fu ferito in un’azione a quota 144 e ricoverato proprio all’ospedale militare ronchese che funzionava nella scuola di via D’Annunzio.

Mussolini fu a Ronchi dei Legionari anche nel 1938. Arrivato alla stazione sud, si recò a piedi all’aeroporto per far visita ad un reparto di caccia.

Non sono pochi i Comuni italiani che annoverano il Duce tra i propri “residenti”. Molte delle cittadinanze onorifiche vennero tributate a Mussolini tra il 1923 e il 1924 per celebrare un doppio anniversario: il primo anno della rivoluzione fascista e il decimo anno dall’inizio della Grande Guerra. E tra queste Varese, Aulla, Firenze, Bologna e Termoli, alcune delle quali hanno già fatto “marcia indietro”. Presto la potrebbe fare anche Ronchi dei Legionari, dove c’è chi propone anche di togliere quel riferimento alle geste dannunziane.

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