Un salvavita per i neonati con l’aiuto di Bill Gates

La Fondazione del papà di Microsoft e il governo Usa finanziano uno strumento studiato dal team in cui lavora il triestino Tiribelli: prototipo di una ditta locale

Il prossimo numero in uscita in questi giorni del “New England Journal of medicine”, considerata la più importante rivista medica del mondo, ospita una firma triestina, che scrive “su invito”, e non dopo aver passato i severissimi vagli di chi “chiede” pubblicazione. Tema: come evitare ai neonati le gravissime e perpetue conseguenze neurologiche causate da un eccesso di bilirubina nel sangue (ittero), se non immediatamente curato con fototerapia. Autore: Claudio Tiribelli, fondatore a Cattinara del Centro studi del fegato, poi diventato anche Fondazione con sede di laboratori di ricerca in Area Science Park e quindi, a Cattinara, clinica. Assieme a un neonatologo americano Tiribelli ha fatto il punto sulle più avanzate ricerche in questo campo: «Siamo i primi al mondo - afferma - per gli studi sulla bilirubina in vitro».

La prova dell’accreditamento di cui questo medico e ricercatore triestino gode negli Usa (ma sta spaziando anche in India, Indonesia, Sudamerica e Africa) ha avuto una controprova lo scorso luglio, quando col suo team formato dal ricercatore argentino Carlos Zabetta che lavora alla Fondazione, e dallo scienziato Richard Wennberg dell’Università di Washington, è arrivato al primo posto su 18 progetti selezionati fra 450 di tutto il mondo per un finanziamento da 250 mila dollari del governo americano e della Fondazione Bill&Melissa Gates in tema di neonatologia. Per che cosa? Per produrre uno strumento portatile, di cui c’è già un prototipo realizzato da una ditta triestina, con cui misurare tempestivamente (specie nei paesi in via di sviluppo dove i bimbi con l’ ittero sono tanti e non si salvano) i livelli di bilirubina. La “start up” su questo fronte si chiama “Bilimetrics”, con la dottoressa Laura Travan del Burlo l’apparecchio è stato testato e funziona, il ministero dell’Università ha finanziato con 450 mila euro, i due partner di Tiribelli sono andati a provarlo in Egitto e attualmente in Nigeria, lo stesso Tiribelli è appena reduce dall’India dove farà produrre le “striscette” di raccolta del sangue dei neonati.

Anche questo è confluito nell’articolo per il “New England Journal of Medicine”: «Un anno di duro lavoro - racconta il medico -, quella rivista è selettivissima, e i problemi che restano da risolvere nella ricerca, abbiamo scritto, sono tanti: perché si produce l’ittero in alcuni neonati? Perché alcuni ne hanno forte e irreversibile danno e altri meno?». In collaborazione con l’Istituto di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) si stanno verificando sui topi le cure nel caso si tratti di un fattore genetico.

Prossimi obiettivi: realizzare lo strumento portatile d’esame in via definitiva, renderlo “palmare”, e intanto rispondere all’Università di Kansas City: «Ci hanno chiesto collaborazione per fondare un centro di ricerca d’eccellenza sulla bilirubina». Fra tanti impegni globali, Tiribelli poi (come detto a fianco) ne ha da qualche tempo anche uno molto locale. È direttore del dipartimento delle Medicine a Cattinara, in trasformazione.

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