Da Camerini a Treu, in campo l’armata triestina di Cuperlo

Allo scoperto il Comitato di sostegno al candidato per la segreteria nazionale: oltre ai politici giovani e nomi noti della società civile Domenica l’appuntamento al Miela con il deputato

Belli e democratici. Un po’ meno impossibili. I cuperliani di Trieste vengono allo scoperto un po’ in ritardo. L’outing giunge a due giorni dall’arrivo in città (un ritorno a casa) del candidato triestino alla segreteria nazionale del Partito democratico. Gianni Cuperlo, alle 11.30 di domenica, sarà al Teatro Miela per condividere con i cittadini la sua proposta per il Pd. Nella lista dei sostenitori non c’è però stranamente l’assessore regionale Gianni Torrenti, ex presidente del Miela ed ex tesoriere del partito. Il resto è una vera e insospettabile armata che mette assieme i pezzi di quello che rimane: dalla corazzata bersaniana che ha segnato la storia recente del Pd triestino al civismo sopravvissuto a Riccardo Illy (ci sono i consiglieri comunali Patrick Karlsen e Roberto Decarli di Trieste Cambia e dei Cittadini) e a una buona fetta di società civile triestina (gli architetti Luciano Semerani e Gigetta Tamaro, il mondo del cinema con Annamaria Percavassi e Mario de Luyk). Ci sono i padri che hanno svezzato politicamente Cuperlo (l’istrocomunista Stelio Spadaro e l’eurocomunista Giorgio Rossetti) prima di consegnarlo pronto a Massimo D’Alema.

Non c’è invece il sindaco Roberto Cosolini che con Cuperlo ha condiviso un passato nella Fgci. A dividere i due figiciotti triestini c’è il sindaco di Firenze. Cosolini, come molti altri bersaniani tutti d’un pezzo, ha “cambiato verso” (slogan renziano). Lo stesso ha fatto con un’inversione a “u” il deputato ex democristiano Ettore Rosato, diventato più renziano di Renzi. A marcare l’area cattolica dei cuperliani sono rimasti gli aclisti, i Barbo (Tarciso e Giovanni, padre e figlio) e il consigliere regionale Franco Codega. La tradizione socialista rappresentata da Claudio Boniciolli, ex presidente del Porto di Trieste, e Adele Pino, ex Uil ora assessore provinciale. Tra i meriti dei cuperliani c’è anche quello di aver risvegliato dal sonno l’ex segretario regionale Bruno Zvech di cui si erano perse le tracce da tempo. Tra i padri nobili c’è il senatore Fulvio Camerini, l’unico ulivista sopravvissuto alla stagione di Prodi. C’è poi l’erede di Franco Basaglia, lo psichiatra Franco Rotelli, consigliere regionale col pallino dell’Azienda sanitaria unica. E c’è anche il neoassessore comunale al Personale Roberto Treu, il sindacalista che ha riscoperto la politica vent’anni dopo l’esperienza della Lega democratica al fianco dell’eretico Willer Bordon.

Ci sono poi giovanissimi democratici come Andrea Abrami e Caterina Conti (presidente della Consulta giovani). Altri nomi in ordine sparso: Ezio Martone, Daniele Villa, Nives Kosuta, Stefania Iapoce (ex consigliere comunale), Giacomo Lovat, Gabriele Pastrello, Jacopo Spadon, Laura Rudella, Livia Zamarato, Stefano Baldi, Diego Martone, Lucio Albrizio, Gabriella Baroni, Marco Rossetti Cosulich, Carlo Imperger, Stefano Attruia, Rosalba Bartalotta Trevisani, Monica Rebeschini e Maura Alzetta. Per ora. Altri nomi sono in lista di attesa. I bersaniani indecisi sono diversi. «Ho molte perplessità sui bersaniani finiti con Renzi - dice Marcucci -. Nessuna polemica. Mi riferisco a Rosato per non fare nomi. La cosa sorprendente è il cambiamento avvenuto in un tempo molto breve. Eravamo tutti uniti da un senso collettivo del partito e contrari all’”One Man Show”. Noi non vogliamo un partito ridotto a comitato elettorale».

Il comunicato diffuso ieri del resto è chiaro: «Il comitato a sostegno di Cuperlo, costituitosi in questi giorni a Trieste invita alla partecipazione e all'adesione al comitato stesso tutti i cittadini che vogliono costruire un Paese e un Partito che difenda chi non può difendersi da solo, lavorando insieme contro le ingiustizie e le diseguaglianze». Tutto chiaro? «Non esiste cambiamento vero senza il coraggio delle idee - dicono i cuperliani -. Un partito che faccia della persona, dello sviluppo e della democrazia la sua cifra della modernità». Bello e democratico. Impossibile forse.

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