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Negati i domiciliari a Simsig

Per il Tribunale l’omicida deve rimanere in carcere: «È irascibile e imprevedibile soprattutto se beve»

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Resta dietro alle sbarre del carcere. Nessuna detenzione domiciliare a casa del figlio.

Sarà questo per i prossimi anni il futuro di Giulio Simsig, 49 anni, l’ex gruista della Fincantieri che l’11 settembre di due anni fa ha ucciso a coltellate la sua ex convivente Tiziana Rupena ed è stato condannato dalla Corte d’Appello a 16 anni e 8 mesi.

Lo ha deciso il collegio del Tribunale presieduto da Raffaele Morvay e composto da Giorgio Nicoli e Riccardo Merluzzi che ha respinto l’istanza del difensore Sergio Mameli. Motivo? Simsig non riesce a controllarsi per una totale mancanza di freni inibitori. Non riesce a modulare le proprie condotte. Ma non è stata una decisione facile. Basti pensare che è stata presa dopo due riunioni. La prima del 29 agosto era stata rinviata al 26 settembre per consentire l’acquisizione di nuovo materiale probatorio.

Nella motivazione depositata ieri mattina i giudici del collegio hanno riportato un concetto già evidenziato ampiamente nella sentenza d’Appello. Si legge che «la natura di Simsig è irascibile». L’ex gruista è «incapace di contenere le sue pulsioni e le sue passioni, in grado di reagire in modo spropositato ed inadeguato alle sollecitazioni esterne». Poi si accenna alla facilità di indulgere nella collera, soprattutto se correlata al rallentamento dei freni inibitori derivante dall’abuso di alcol».

Le parole dei giudici sono pesanti come macigni e sono motivate dall’analisi di una serie di circostanze. Tengono sì conto del contenuto della sentenza della Corte costituzionale che impone l’obbligo del carcere a meno che non emergano positivi e specifici elementi che consentano di disporre una misura meno punitiva alla quale si era appellato il difensore Mameli, ma affrontano quella che è stata definita «la particolare intensità del dolo svelata dalla condotta dell’imputato». Si legge infatti: «Questa valutazione è stata formulata all’esito della circostanziata ricostruzione del fatto. Tale dinamica - continua il provvedimento - non pare neanche alla lontana omologabile con episodi di omicidio volontario possibilmente connotati da occasionalità». Come dire che Simsig non si è fermato nemmeno quando la madre di Tiziana Rupena ha tentato disperatamente di farlo desistere.

Altri elementi chiariscono maggiormente l’analisi sulla personalità dell’ex gruista. Alcuni testi - riportano i giudici - hanno definito i suoi atteggiamenti «da spaccone e i discorsi razzisti e violenti» e hanno parlato «di facilità di indulgere nella collera». Non solo. Viene accennato anche all’episodio del tentato suicidio del 24 luglio 2012 nel palazzo di giustizia in cui Simsig «poneva in essere - si legge - una serie di inopinate manovre e strattonamenti verso il personale della scorta, mirate a lanciarsi dalla tromba delle scale». Scrivono i giudici che quell’azione si era estesa «sino al punto da porre a repentaglio l’incolumità propria e altri. Se non fosse stato bloccato Simsig avrebbe possibilmente trascinato nella precipitazione l’agente della Polizia penitenziaria con il quale era ammanettato».

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