In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Campo Marzio, a pezzi il glorioso capolinea della Transalpina FOTO

L’edificio inaugurato nel 1906 non regge più il degrado Tram e carri marciscono lungo le banchine, Museo in affanno

2 minuti di lettura

La stazione di Campo Marzio cade a pezzi e nessuno interviene. Un gioiello unico in Europa - è il solo museo ferroviario che sorge in una stazione - rischia di crollare sotto i nostri occhi. Le facciate esterne non vengono restaurate da un quarto di secolo. Sul marciapiede che costeggia i muri di Riva Traiana e via Giulio Cesare ti imbatti in pezzi d’intonaco che si sgretolano come pane secco, porte logorate dal degrado, finestre dai vetri sfondati o rattoppate alla buona con travi di legno.

Se la stazione, terminal italiano della linea Transalpina e della Trieste-Erpelle, respira ancora, è solo grazie alle fatiche erculee dei volontari del Museo ferroviario. Le Fs (proprietarie del fabbricato) hanno loro imposto infatti sia la manutenzione ordinaria che straordinaria: ma i costi per i volontari sono ormai insostenibili. Di conseguenza, l’interno di quello che fu uno spazio internazionale di investimenti dell’impero degli Asburgo versa in uno stato miserabile. Il soffitto dell’edificio inaugurato da Francesco Ferdinando nel 1906 non regge più le precipitazioni e da un paio d’anni piove nelle sale: tre sono state allagate dalle interperie. Stampe, disegni, orari e montagne di cimeli risalenti anche a metà Ottocento risultano danneggiati dall’acqua. Senza rimedio.

Essere una perla unica è anche la più tremenda maledizione per Campo Marzio. In altri Paesi del Vecchio continente (Svizzera, Austria e Germania in testa) e in altre città della Penisola (Pietrarsa, vicino a Napoli) gli spazi adibiti alla memoria su rotaia vengono ricavati da officine e depositi in disuso, perché le stazioni lì lavorano. A Trieste, no. Il Museo, ossia quanto resta del più nobile capolinea ferroviario del Nord Adriatico, funziona da sé e senza un euro di finanziamento pubblico o privato. La spending review varata dall’allora governo Monti completa l’opera demolitrice della bora e della pioggia. Il sindaco Roberto Cosolini si è appellato all’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, il quale «ha risposto che si sarebbe trovata una soluzione entro fine 2012, ma siamo ad autunno 2013 e tutto tace», dice Maurizio Fontanot, volontario del Museo.

La stazione è ancora collegata con la Baviera, Vienna, Praga, Bratislava, l’Istria e la Dalmazia sulla direttrice Transalpina. Solo il tratto italiano della linea transfrontaliera (che tocca Friuli Venzia Giulia, Slovenia e Austria) è stato soffocato, il traffico soppresso e le Ferrovie hanno chiuso il rubinetto delle finanze. La tratta Trieste-Erpelle invece venne cancellata a fine anni Cinquanta e le rotaie smantellate nel ‘66.

Campo Marzio, luogo di infiniti arrivi e partenze, ha quattro binari che erano tutti elettrificati. Oggi si salva il terzo, solo perché è ritenuto ancora utile ai sempre più rari viaggi panoramici lungo le strade di ferro “in sonno” di Trieste. «L’edificio vale più per l’Austria che per l’Italia», lamenta Roberto Carollo, capo dei volontari. Difatti, due volte l’anno, scendono da Vienna comitive di studenti della facoltà di Architettura per studiare la splendida stazione del “secolo breve”, l’unica di testa europea in stile Liberty.

I carri, che in mancanza di fondi marciscono lungo le banchine, sono pezzi unici. Il muschio cresce su una locomotiva del 1911, lo scheletro di un piccolo tram che veniva trainato da cavalli è in decomposizione, e la prima carrozza italiana ad aver fatto le prove per i 200 chilometri orari si deteriora. Così la stazione di Campo Marzio lancia il suo ennesimo e disperato grido d’aiuto per poter sopravvivere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori