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Aperture dei negozi in Fvg: un patto trasversale rilancia la battaglia

Commercianti, comitati popolari e grillini in pressing su Bolzonello e sul Consiglio per abolire la deregulation che riguarda orari e festività

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TRIESTE. Il nodo delle aperture domenicali dei negozi approda in Parlamento. E in Friuli Venezia Giulia aumenta il pressing. Confesercenti annuncia infatti che la commissione Attività produttive della Camera ha cominciato a discutere la proposta di legge sottoscritta dalle 150mila firme - di cui 4.293 raccolte proprio in Friuli Venezia Giulia - consegnate a Roma sei mesi fa.

Entra dunque nelle fasi cruciali l’offensiva popolare che si propone di cambiare la normativa sulle liberalizzazioni introdotta da Mario Monti riportando nell’ambito delle competenze delle Regioni le decisioni sulle aperture dei negozi. Crisi di governo permettendo, la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta anche da Federstrade, Cei e comitati “Domenica No grazie”, andrà avanti con audizioni dei soggetti coinvolti. Da qui le pressioni dei firmatari.

In prima linea Confesercenti Friuli Venezia Giulia che chiede subito un incontro in Regione. Al suo fianco il gruppo “Domenica No grazie Friuli”, a quota 3mila iscritti su Facebook, che organizza stasera un incontro pubblico a Cussignacco. Appuntamento alle 21 nella sala conferenze della Società bocciofila con il Movimento 5 Stelle in prima fila: i grillini, infatti, hanno già predisposto una mozione affinché il Consiglio regionale si esprima per abrogare le liberalizzazioni del commercio.

Il presidente di Confesercenti Friuli Venezia Giulia, Giuseppe Giovarruscio, sollecita intanto un incontro con l’assessore Sergio Bolzonello che, proprio oggi, assumerà formalmente in mano la delega al commercio. «La proposta di legge di Confesercenti – spiega Giovarruscio - è stata promossa da un ampio fronte di sostenitori e per questo non ho dubbi che venga approvata. Urge dunque che la Regione prepari un’alternativa. Chiediamo che i negozi possano restare chiusi tutte le domeniche e tutte le festività e solo in ultima ratio accetteremo il limite massimo di 29 domeniche aperte come contemplato nella legge regionale che è stata superata dal decreto di Monti». Gli fa eco Gian Piero Gogliettino, responsabile regionale delle politiche del Lavoro di Confesercenti: «Le aperture domenicali non servono ad aumentare gli introiti dei negozi perché la capacità di spesa delle famiglie si è ridotta, con una contrazione sui generi alimentari del 3%. L’unico modo per aumentare i consumi sta nel rilancio dell’occupazione».

Negozi aperti ma deserti. È l’immagine che ogni domenica si trova di fronte la commessa Elena Strizzolo, a capo del comitato “Domenica No grazie Friuli”: «In linea di principio non siamo contrari alle aperture domenicali. Ma, in occasione delle festività, le aperture dovrebbero essere facoltative. E invece vengono imposte con il ricatto. Esigiamo che tali aperture vengano ridotte per riuscire a tornare a una vita dignitosa».

Stasera a Cussignacco, con i promotori dei comitati anti-liberalizzazioni selvagge non solo del Friuli Venezia Giulia ma anche del Veneto, ci saranno anche i rappresentanti di Confcommercio, l’autrice del libro “Noi nuovi schiavi della domenica” Tiziana D’Andrea e il consigliere regionale del M5S Cristian Sergo che illustrerà la normativa regionale in tema di commercio e, soprattutto, presenterà la mozione già depositata assieme ai colleghi Bianchi, Dal Zovo, Frattolin e Ussai in cui si spinge il Consiglio a prendere posizione in materia di chiusure domenicali e ad approvare quanto prima una delle leggi di iniziativa popolare e parlamentare per l’abrogazione del decreto montiano, dando man forte all’offensiva antiliberalizzazione.

«Ci aspettiamo di vedere anche l’assessore Bolzonello - incalza Strizzolo -. La Regione deve prendere una posizione urgente».

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