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Uccisa 10 anni fa a coltellate, corpo fatto a pezzi

Le ossa mancanti dello scheletro di Basovizza, erano state trovate a Medeazza nel 2005. Cadavere sistemato in 4 sacchi nylon

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Le ossa dell’episodio più lontano nel tempo potrebbero essere proprio quelle risultate mancanti a Basovizza. Insomma l’omicidio scoperto nei giorni scorsi dall’autopsia virtuale effettuata dal medico legale FUn filo sottile lungo otto anni collega lo scheletro trovato il 19 aprile in una buca nella zona boschiva nei pressi della casa cantoniera lungo la strada che porta a Basovizza con le ossa rinvenute l’11 settembre 2005 a Medeazza al confine tra le province di Trieste e Gorizia.

ulvio Costantinides e dal radiologo Fabio Cavalli, su disposizione del pm Giorgio Milillo, sarebbe avvenuto proprio 8 anni fa. E l’assassino - o chi per lui - per sbarazzarsi del cadavere avrebbe distribuito alcuni sacchi grigi di nylon - all’epoca contenenti il corpo della vittima - nella zona boschiva di Basovizza e di Medeazza, seguendo un preciso itinerario lungo le strade del Carso. Si può pensare a qualcuno giunto da oltre confine che prima si sia fermato vicino alla casa cantoniera di Basovizza dove ha lasciato i primi due sacchi grigi e poi abbia proseguito lungo le strade del Carso arrivando fino a Medeazza, non lontano dal Lisert, che è a circa 100 metri in linea d’aria. Oppure il contrario: dal confine di Gorizia fino a quello di Trieste.

Il primo dubbio - su quella che non più essere una semplice coincidenza - è venuto qualche tempo fa al medico legale Fulvio Costantinides che - anche nell’occasione di Medeazza - aveva effettuato un sopralluogo e alcuni accertamenti disposti dall’allora pm di Gorizia Annunziata Puglia. A Medeazza erano stati rinvenute in due sacchetti di nylon le ossa di un tronco, un femore e una tibia. A Basovizza a mancare “all’appello” per la ricostruzione completa dello scheletro sono state proprio quelle ossa. C’era il teschio, le vertebre, il bacino, un femore e poi quelle delle braccia. Non solo. In entrambi i casi i pezzi umani erano stati raccolti in sacchetti grigi di nylon.

Le indagini della Squadra mobile puntano proprio in questa direzione. E questo alla luce anche dei risultati della Tac “post mortem” effettuata da Costantinides e Cavalli e dalla “datazione” dei referti di Basovizza. È emerso che appunto le ossa di Basovizza appartenevano a una giovane donna alta circa 1,60, di 25 anni, carnagione chiara. La conferma sulla stessa appartenenza delle ossa di Medeazza si avrà però solo nei prossimi giorni quando il coroner - si è saputo - cercherà di effettuare nuovi e ulteriori accertamenti sui “vecchi” reperti. Erano stati trovati appunto a Medeazza a lato di un sentiero a circa 50 metri dalla strada provinciale in un tratto di sterrato frequentato soprattutto da chi vuole sbarazzarsi abusivamente di vecchi elettrodomestici, sotto un cespuglio trasformato in una discarica abusiva. Accertamenti che, secondo appunto quella che viene ritenuta un’ipotesi consistente, potrebbero dare la conferma sperata. E chiarire - almeno nei primi passi - non uno ma due gialli al momento rimasti insoluti.

Le ossa di Basovizza hanno “testimoniato” che quella persona - ancora senza nome - era stata uccisa con tre coltellate. Tre fendenti vibrati dall’assassino che hanno raggiunto la vittima alla schiena e all'avambraccio che probabilmente la donna aveva alzato nel disperato tentativo di proteggersi.

A raccontarlo sono stati i segni di arma da punta trovati sulle vertebre cervicali e sull’osso dell’avambraccio.

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