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«Va aperta un’inchiesta sui costi della statua a Santin»

Franco Bandelli sul monumento all’ex vescovo: «La Regione ha stanziato 110mila euro per un’opera che lo scultore Pacor avrebbe fatto gratis. Lo hanno preso in giro»

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«Non vedo perché nessuno apra un’inchiesta sui 110mila euro dati dalla Regione a un Istituto di cultura Marittimo Portuale per fare una statua. Una cosa lunare. Tutto regolare per la magistratura? E la corte dei conti non ha niente da eccepire?». Franco Bandelli, l’ex assessore ai Lavori pubblici di Trieste, ha una competenza in merito alle statue triestine e soprattutto dei conti politici da saldare nei confronti di chi lo costrinse a dimettersi dalla giunta comunale di centrodestra. Le tre statue in bronzo che camminano di Spagnoli, quelle Saba, Svevo e Joyce, portano la sua firma. E sua avrebbe potuto essere sua anche la firma sulla statua di monsignor Santin se non avesse dovuto interrompente anzitempo il suo mandato di assessore. «Parliamoci chiaro - attacca Bandelli -. Sono l’unico testimone vivente di questa vicenda (i morti non contano, ndr). Al primo incontro a casa dello scultore Giovanni Pacor, a Staranzano, siamo andati io e Roberto Dipiazza. E ora di finirla che l’ex sindaco faccia il Ponzio Pilato. Pacor ha tre volte ragione a dire che è stato preso in giro». E poi continua: «Ero presente quando sono arrivati i bozzetti della statua e sono rimasti chiusi a chiave nel Salotto Azzurro per giorni perché doveva visionarli il senatore mascherato (Giulio Camber, ndr)».

«Nel 2009 Pacor era disposto a donare la statua alla città purché il Comune si assumesse la spesa del basamento, il costo della fusione e la messa in opera. La realizzazione dell’opera era già stata inserita nel programma triennale. La collazione scelta era quella di piazza Tommaseo di fronte alla chiesa greco-ortodossa. Tutti, don Malnati incluso, erano d’accordo visto il vescovo Santin era per il dialogo interreligioso. È ora di finirla di raccontare storie». La versione dell’ex assessore è univoca. «La verità - dice Bandelli - è che la statua di monsignor Santin potevano già averla messa, gratis, solo con i costi. Non capisco perché nessuno non vada a vedere come mai si è arrivati a un finanziamento regionale da 110mila euro a una associazione che fa cultura portuale. I conti non tornano». Conclude Bandelli: «L’ex sindaco Dipiazza (ora consigliere regionale, ndr) ha una responsabilità amministrativa e morale in questa faccenda. E soprattutto ha dimostrato per l’ennesima volta la sua sudditanza nei confronti del senatore mascherato Camber. La responsabilità delle incompiute di questa città è sua, compresa la statua di Monsignor Santin».

Gianni Torrenti, assessore regionale alla Cultura, ride. Il Teatro Miela, che ha presieduto per molto tempo, avrebbe una posizione privilegiata. Dalla sua terra si vedrebbe bene la statua di monsignor Santin su un basamento navale. «Una cosa assurda. Non si può mettere una statua del genere, visto il costo, in un posto chiuso e inaccessibile» aggiunge Torrenti che però vede la cosa da un lato positivo: la statua del vescovo Santin come cavallo di Troia (per aprire alla città il Porto Vecchio e magari spostare il punto franco. «Speriamo che si apra l’area del porto in tempo utile - dice Torrenti - perché la statua sia vista da tutta la popolazione. Una statua non si fa per nasconderla. Sarebbe come pagare uno perché non lavori. Non ha senso». L’alternativa è predisporre un servizio navetta dal Molto Audace per andarla a vederla. Come accade per la Statua della Libertà a New York. Si fa per dire.

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