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Allarme dei sindacati: «Rfi pronta a chiudere quattro stazioni in Fvg»

A rischio i due scali di Ronchi, Redipuglia e Bivio d’Aurisina Attesi tagli a personale e assistenza. No comment dell’azienda

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(ansa)

TRIESTE. Chiusura in vista per quattro stazioni ferroviarie del Friuli Venezia Giulia. Le cattive notizie riguardano gli scali di Ronchi Nord, Ronchi Sud, Redipuglia e Bivio d'Aurisina: secondo l’allarme lanciato dal sindacato Orsa - macchinisi uniti, a maggio 2014 le quattro stazioni diranno addio alla loro operatività. La chiusura, a detta dell’organizzazione sindacale, sarebbe la diretta conseguenza del nuovo sistema di computerizzazione che la ditta Generale Costruzioni ferroviarie (Gcf) sta cominciando a installare, per conto di Rfi, nella stazione di Monfalcone.

La notizia è trapelata a distanza di pochi giorni dall'incidente che, la scorsa settimana, ha provocato forti ritardi alla circolazione ferroviaria. Quattordici convogli hanno subìto rallentamenti da 10 a 90 minuti, dopo che la ditta aveva tranciato un cavo di alimentazione a terra, mandando in tilt i segnali che regolano la circolazione ferroviaria nella tratta fra Monfalcone e Trieste.

Come spiegato dalle Ferrovie, i lavori, molto complicati, servono a predisporre i cavi che permetteranno, entro il 2014, di sostituire l'impianto elettromeccanico attualmente in funzione alla stazione di Monfalcone, con uno interamente elettronico. E il sindacato dei macchinisti è sicuro che, a lavori finiti, la stazione di Monfalcone diventerà sede di comando e controllo delle stazioni periferiche. Secondo questa ipotesi, le quattro stazioni, una volta “chiuse”, continueranno a far fermare i treni (salvo Ronchi Sud che da tempo non è più servita), giacché queste decisioni spettano alla Regione e vengono prese nel contratto di servizio già stretto a suo tempo con Rfi. Ma chi le frequenterà non potrà più contare su alcun tipo di assistenza da parte del personale. Con l'eventuale chiusura delle stazioni, s'intende infatti che le quattro località non verranno più presidiate dal capostazione. Di fatto stazioni che un tempo contribuivano alla vitalità dei paesi si trasformeranno in scali “fantasma”.

Ma c'è di più. Secondo il responsabile regionale dei Macchinisti uniti dell’Orsa, Alberto Gava, l’addio al capostazione può provocare «rallentamenti nella soluzione di problemi in caso di avaria». «Le normative sono diventate molto stringenti rispetto al passato – aggiunge il sindacalista – pertanto oggi, se un segnale si blocca, il macchinista deve attenedere un ordine dal responsabile di turno per far procedere il treno, provocando ritardi come quelli dell'altro giorno. Quando sarà tutto centralizzato a Monfalcone, le procedure da mettere in atto in caso di avaria saranno più lente. D'altra parte le innovazioni tecnologiche come queste, Rfi le sta portando avanti anche sulle altre linee, come la Mestre – Udine».

Dal canto suo, intanto, Rfi non entra nel merito degli allarmi, preferendo evitare tanto di confermare quanto di smentire: «Al momento - si limitano a far sapere le Ferrovie - è prematuro dare una risposta certa sugli spostamenti del personale, che comunque non verrà tagliato». L’azienda assicura pure che «l'attivazione, a Monfalcone, del nuovo sistema di controllo, apporterà miglioramenti sia nella regolarità sia nella capacità della linea» e che «per quanto riguarda i passaggi a livello, verranno mantenuti gli elevati standard di sicurezza».

C’è poi il capitolo dei passaggi a livello a preoccupare gli abitanti, visto che la stazione di Ronchi Nord comanda anche le sbarre di Vermegliano e Sels: si teme che entrambi i passaggi possano rimanere abbassati per troppo tempo, andando a ingorgare il sottopasso di via Marconi, alto 3,30 metri e dunque impraticabile per i mezzi più grandi. Tempi di attesa troppo lunghi per le auto si temono anche al passaggio a livello di San Vito, controllato dalla stazione di Ronchi Sud. Non si dimostrano preoccupati invece i pendolari: «Ogni stazione chiusa è una perdita – afferma il portavoce Marco Chiandoni -, ma i progressi tecnologici non vanno fermati, soprattutto quando bisogna stringere la cinghia».

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