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Si chiamerà Via Gemina il nuovo raccordo A34

La proposta di Isonzo-Soca piace al sindaco. L’obiettivo è valorizzare la storia del territorio catalizzando l’interesse di quanti transiteranno

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La futura autostrada Gorizia-Villesse, già battezzata A34 da Autovie Venete, potrebbe chiamarsi Via Gemina. Non solo il tratto italiano, ma anche quello coperto dalla superstrada slovena che consente da un paio d’anni collegamenti più rapidi con Lubiana.

La proposta è stata avanzata dal direttore di Isonzo-Soca, Dario Stasi, nel corso di un incontro pubblico al quale hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Ettore Romoli e il direttore dei lavori dell’A34 Luca Vittori.

La scelta del nome, che sarà proposto alle competenti autorità slovene, non è questione di lana caprina. Lo sfondo della questione è l’ambizione di Gorizia di trattenere parte dei flussi di traffico - si immaginano consistenti - che interesseranno la nuova autostrada.

Detto altrimenti: bisognerà ingegnarsi a proporre delle sollecitazioni affinché il maggior numero di persone oltre che a transitarci, a Gorizia si fermi.

La città e il territorio le carte da giocare le hanno in abbondanza. Come ha ricordato Stasi, su queste terre da oltre duemila anni si scrive la storia con la esse maiuscola. Dalla fondazione di Aquileia, al calare delle popolazioni più o meno barbariche, all’arrivo dei Longobardi fino alle tragedie del Novecento.

A stimolare l’attenzione di milioni di automobilisti impegnati nei transiti Ovest-Est europa e viceversa, dovrebbero aiutare i due giganteschi ponti strallati della rotonda di Sant’Andrea. Si tratta, tecnicamente, di manufatti "sospesi" nei quali l'impalcato è sostenuto da una serie di cavi – gli stralli, appunto - ancorati a piloni di sostegno.

Come è noto i due ponti sono stati chiamati Porta d’Italia. Nè il nome né le strutture hanno incassato unanimi consensi. Anche di questo si è parlato ieri e il sindaco ha confermato il suo personale plauso per la Porta d’Italia. «Mi sono opposto - ha spiegato Romoli - alla proposta di chiamarla porta d’Europa. Sarebbe stata una mancanza di rispetto verso la Slovenia».

Porta d’Italia, piuttosto, potrebbe essere ricalibrata, secondo alcuni, in porta di Gorizia. Purché ci si tenga alla larga da strumentalizzazioni nazionalistiche sempre in agguato. Porta di Gorizia richiama piuttosto alla “soglia di Gorizia”, avamposto della cosiddetta cortina di ferro. Lessico che ci riporta al drammatico secondo dopoguerra. Grande storia spesso raccontata storta da queste parti.

Chiamare l’A34 Via Gemina pare invece qualcosa in più di una suggestione. Il fresco dottore in Storia Riccardo Cecovini ha riassunto l’importanza strategica della via di comunicazione assunta come Via Gemina, della quale però, realizzata in epoca romana su tracciati preesistenti, non si hanno notizie certe riguardo al suo sviluppo. Certamente l’attuale-futura A34 si sovrappone all’antico tracciato. Prova ne siano i diversi lacerti rinvenuti oggi in bella mostra ad Aquileia, che si cercherà di riportare a Gorizia, purché si trovi una sede adatta.

Si è parlato anche dell’attesa pista ciclabile di attraversamento alla rotonda, ma a quanto pare le idee non sono chiare da parte di Autovie Venete. Serve un approfondimento. Insomma, riassumendo, dalla fine di quest’anno, quando la Via Gemina sarà ultimata, transiteranno alla periferia della città milioni di individui. Bisogna inventarsi una calamita che li attragga in città e nei magnifici dintorni. Questione di danè, tanto per essere chiari. Questa è cultura, questo è turismo.

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