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Il richiamo di Crepaldi ai triestini: «Per i riti funebri ci vuole più sobrietà»

Dal Consiglio presbiterale un vademecum per le esequie Don Carnelos: «Spesso cerimonie squallide e imbarazzanti»

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«Trieste deve riconciliarsi in modo più pacato e consapevole con i morti». E così, il vescovo Giampaolo Crepaldi richiama tutti ad una maggior compostezza nelle cerimonie funebri. Le quali – per usare le parole del parroco di San Giusto, monsignor Giorgio Carnelos – presentano spesso aspetti di «squallore ed imbarazzo», laddove dovrebbero aderire maggiormente al rito cattolico delle esequie, animato dalla speranza nella risurrezione. Di qui l’approvazione, da parte del Consiglio presbiterale, di un documento con tutte le indicazioni del caso.

Si tratta di un vero e proprio vademecum per la celebrazione dei funerali. Il cammino – si spiega nel libello – è imperniato su tre luoghi “particolarmente significativi”: la casa, la chiesa parrocchiale e la sepoltura. La legislazione vigente, come ha precisato Carnelos, non consente di valorizzare adeguatamente lo spazio della vita e degli affetti del defunto, sicché buona parte del rito si svolge nella stanza dove viene esposta la salma, presso il cimitero. Qui, è bene non deporre fiori né esporre foto del caro estinto, poiché il suo corpo – anche se inanimato – è presente.

«Per non parlare degli incontri troppo chiassosi tra parenti ed amici, da evitare assolutamente. Le esequie, recita il documento, vanno eseguite “possibilmente nella chiesa parrocchiale”; in alternativa, si svolgeranno direttamente al cimitero, dopo la messa o in un giorno successivo, a seconda degli accordi.

Annotazione sulle parrocchie: «Ad esse spetta una minima parte della somma, spesso ingente, pagata dalle famiglie per le onoranze: 15 euro», ha puntualizzato Carnelos. La processione e la sepoltura devono seguire una ritualità precisa ed essere compiute in modo tale da restituire dignità alla cerimonia: «Ancora oggi, purtroppo, alcuni luoghi appaiono come delle fosse comuni». E la cremazione? La Chiesa la tollera, pur “raccomandando vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi”. Perplessità sullo spargimento delle ceneri in natura: può sottendere “concezioni panteistiche o naturalistiche”. Tuttavia, le esequie non verranno negate a meno che la scelta sia stata fatta “in odium fidei”, per ragioni contrarie alla fede cristiana. I riti potranno avere luogo a cremazione già avvenuta soltanto per cause di forza maggiore, ad esempio in caso di morte all’estero e rimpatrio in urna cineraria: sarà il vescovo ad esprimere un giudizio.

Il Consiglio ha ritenuto di disciplinare per iscritto anche il rapporto tra la Chiesa di Trieste e i poveri. In un secondo fascicolo, si raccomanda ai parroci di non dare direttamente l’elemosina ai mendicanti, bensì di invitarli a rivolgersi alla Caritas diocesana. Un appello esteso dal direttore, don Roberto Pasetti, a tutti i cittadini: «Consigliate ai bisognosi di recarsi ai nostri centri di ascolto. Aprire il portafoglio può essere più semplice, ma è nella promozione umana che risiede la piena carità».

Al medesimo scopo è rivolto il campo scuola che partirà a giorni in Moldavia, ed è l’oggetto della mostra di beneficenza inaugurata ieri al palazzo vescovile.

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