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Delitto di Monfalcone, resti umani nel cortile di Garimberti

Lo confermerebbe la prima ricognizione esterna sui reperti che risulterebbero essere stati tagliati. Sequestrati gli utensili

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Tra i reperti raccolti nel cortile dell’abitazione di Roberto Garimberti, in via Carducci, lunedì scorso dagli uomini della Scientifica, ci sarebbero anche frammenti ossei umani. È quanto sarebbe apparso ad una prima visione esterna del materiale, che tuttavia ora attende le opportune analisi. Intanto è stato revocato l’esame dei reperti che la Procura di Gorizia aveva disposto per oggi al laboratorio della Polizia scientifica di Roma. Un accertamento non ripetibile, per il quale la difesa, rappresentata dall’avvocato Paolo Bevilacqua, aveva sollevato reclamo richiedendo che a disporre l’incidente probatorio fosse il gip, su richiesta del pm. Si attende dunque la comparazione del Dna, al fine di verificare l’appartenenza dei resti al monfalconese Ramon Polentarutti, scomparso nell’aprile del 2011 e per il quale sono già state identificate le ossa rinvenute nella griglia delle vasche di raffreddamento della centrale A2A nel novembre dello scorso anno.

In quel test è riposta la prova decisiva per stabilire se i frammenti sequestrati in via Carducci siano anch’essi appartenenti a Polentarutti. Si tratta di un passaggio importante, che potrebbe cambiare anche la posizione di Roberto Garimberti, ora solo indagato per distruzione di cadavere. Le ossa rinvenute nelle griglie delle vasche di raffreddamento hanno chiarito che Polentarutti è stato ucciso e fatto a pezzi. Ossa tagliate.

In via Carducci sono stati anche sequestrati gli utensili domestici, che potranno essere utili a stabilire eventuali comparazioni con i tagli praticati nei frammenti ossei. Ogni attrezzo, infatti, lascia un particolare segno, una “traccia” specifica e inconfondibile.

Ma dove è stato ucciso Ramon Polentarutti? La Procura intende verificare come l’uomo sia deceduto e se vi sia stata una morte traumatica, avendo affidato una perizia a un esperto dell’Università di Milano, che richiederà una ventina di giorni. Non sarà facile stabilire le cause del decesso del monfalconese, ma l’obiettivo rimane quello di localizzare quantomeno il luogo dov’è maturato il delitto.

Perchè gli elementi di partenza sono chiari: l’uomo è stato ucciso e poi sezionato. E, almeno parte dei suoi resti, sono stati gettati nel canale.

Ramon Polentarutti aveva risieduto nell’abitazione di via Carducci per quattro mesi, prima della sua scomparsa, assieme alla compagna e alla loro bambina. Quella casa resta l’ultimo luogo dove il monfalconese è stato visto. Tra l’uomo e Garimberti i rapporti, da quanto si è appreso, divennero piuttosto burrascosi, tanto che Polentarutti fu cacciato da quella casa in modo altrettanto violento. Fanno, inoltre, pensare gli atteggiamenti di Garimberti, un comportamento definito sfuggente, se non reticente, anche quando gli inquirenti, lunedì scorso, sono entrati nella sua abitazione per eseguire le perquisizioni.

Non risulta, tuttavia, che Garimberti al momento sia mai stato sentito dalla Procura. L’abitazione di via Carducci non è molto lontana dal luogo dove sono state rinvenute le ossa, nascoste in un sacco nero impigliatosi nelle vasche di raffreddamento della centrale.

È una zona non particolarmente frequentata, specie durante la notte. E non ci sono inquilini strettamente confinanti. L’operazione di distruzione di un cadavere potrebbe essere, almeno a rigor di logica, “fattibile”.

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