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A4, senza commissario prestito in fumo

Lo stop alla gestione straordinaria auspicata da Serracchiani farebbe saltare il finanziamento ponte da 150 milioni di Cdp

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TRIESTE. Il commissario per la terza corsia, ha ribadito più volte Debora Serracchiani, «non ha portato né risparmi né tempi più brevi». La governatrice ha fatto anzi capire di più: ne farebbe volentieri a meno. Ma il commissario, ecco un altro nodo per la nuova giunta sulla complicata partita autostradale della Venezia-Trieste, serve a non perdere i 150 milioni di euro del finanziamento ponte concesso da Cassa depositi e prestiti, un anticipo che è utile ad Autovie Venete, ora che sono finiti i 450 milioni della cassa, anche per pagare lavori già avviati. Così almeno emerge dal dibattito che si è aperto nei mesi scorsi nel consiglio di Autovie Venete.

Il contratto è stato illustrato a ottobre 2012 al cda della concessionaria, ma i presenti non hanno potuto portarsi a casa la documentazione. Quel che è certo, però, è che senza il commissario, così come senza finanziamento bancario, quel prestito salta. Perché si tratta appunto dell’anticamera di un contributo più consistente (vicino al miliardo) che Cdp si è detta disposta a concedere per l’allargamento della A4.

A sollevare la questione in cda, a fine 2012, sono stati alcuni consiglieri che hanno chiesto ai tecnici, proprio in riferimento all’eventualità di una modifica dello stato di emergenza, se tale condizione prevedesse la decadenza del contratto con Cdp sul prestito ponte, cui è pure legata la garanzia regionale da 150 milioni che prevede a sua volta la presenza del commissario. La precisazione dei funzionari è che Cassa depositi e prestiti ha preteso una clausola per poter valutare e ridefinire le condizioni, nel caso appunto venisse meno la gestione commissariale. Conseguenza concreta è che senza lo stato di emergenza, quei soldi non verranno erogati. I 150 milioni infatti vengono considerati nel contratto Cdp-Autovie come una prima tranche del finanziamento principale basato su un piano di investimenti che deriva dalla condizione di emergenza. Vi è quindi una stretta correlazione tra il finanziamento a breve, quello complessivo e le procedure brevi consentite al commissario.

Nulla di strano, in effetti. Il rimborso dei 150 milioni, sempre da contratto, fa affidamento all’erogazione del finanziamento principale. Così si legge nel testo che è stato riapprovato (dopo le firme del presidente Emilio Terpin e della dirigente di Cdp Alessandra Ferone) dal consiglio di amministrazione di Autovie il 18 ottobre scorso, a ribadire il dettato dell’intesa siglata in precedenza nell’aprile 2011 (scadenza 27 ottobre 2012) che non era stata utilizzata. La possibilità di reiterare il contratto era prevista da una apposita clausola, proprio nel caso in cui il prestito non fosse stato utilizzato. Il documento nella nuova stesura ha una durata di 18 mesi. Un tempo massimo per veder definita la trattativa con le banche. Terpin, allora, fu chiarissimo: «Il finanziamento va a “coprire” l’arco di tempo necessario alla verifica dell’offerta presentata da un raggruppamento di banche e il perfezionamento del contratto vero e proprio». Solo nel caso di fumata bianca e di erogazione dei nuovi fondi, Autovie potrà utilizzare pure i 150 milioni dell’anticipo di Cdp. Nella stessa occasione Cdp impose un’altra condizione, in base alla quale la partecipata regionale potrà distribuire i dividendi ai soci a fine esercizio solo se autorizzata dall’ente romano. Ancora in quella seduta del cda di ottobre 2012 i tecnici di Autovie precisarono che non si tratta in realtà di una sospensione dei dividenti assoluta ma di una previsione esclusivamente legata a una situazione particolare, che potenzialmente potrebbe verificarsi al venir meno dello stato di emergenza. Ancora una volta, pure in questo caso, si tratta del commissario sì o del commissario no. Solo nella prima ipotesi, a quanto risulta dalle carte e dalla loro interpretazione, Autovie potrà ottenere il prestito, l’anticipo come l’importo complessivo. Sempre che, naturalmente, si arrivi a chiudere positivamente la difficile trattativa con le banche. Quella che Terpin e Serracchiani giudicano da giorni «super complicata».

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