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Il Burlo affossa le staminali ma la battaglia continua

L’articolo sulla rivista Usa cita anche l’eco mediatica e la “pietà” dei giudici per i bimbi malati di Sma. Andolina: «Le loro cellule fanno morire, le mie no»

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(ansa)

Il Burlo Garofolo ha comunicato a tutto il mondo scientifico internazionale come sia fallita la sperimentazione con cellule staminali sui bambini nati con atrofia muscolare spinale (Sma) che il tribunale gli aveva imposto di fare. Si difende così dalla pressione di famiglie disperate che si appellano a Marino Andolina, il suo ex pediatra, sotto inchiesta per somministrazione di cellule. Il mondo scientifico esige sperimentazioni preventive e certe prima di inoculare cellule su bambini senza speranza di vita (due sono morti nel periodo della sperimentazione, per altri tre si certifica assenza di miglioramenti). Ma Andolina, che implora “metodi compassionevoli”, deplora proprio la morte di quei bimbi.

L’esito è stato reso noto appena adesso, anche se la sperimentazione si è conclusa a dicembre 2011 e l’articolo (che cita criticamente i “lanci” dei giornali, la “speranza” dei genitori e la “sensibilità” dei tribunali verso le famiglie in pena) è uscito nel novembre dello scorso anno. Autori della ricerca sono numerosi medici del Burlo: Marco Carrozzi, direttore della Neuropsichiatria infantile, Alessandro Ventura, direttore del dipartimento di Pediatria, Alessandro Amaddeo e Caterina Zanus. Firmano assieme a Fabrizio Monti, neurofisiologo della Clinica neurologica dell’ospedale di Cattinara e a Andrea Biondi dell’ospedale San Gerardo di Monza, struttura autorizzata alla produzione di staminali.

Gli autori corredano il resoconto tecnico con notizie sul contesto socio-culturale, citando «il forte impatto sulla pubblica opinione che ha avuto il successo dell’uso di cellule staminali mesenchemiali in altre malattie» e «la sollecitazione del locale tribunale a usarle per una terapia compassionevole». Un bambino e quattro femminucce, tra 3 e 20 mesi, hanno ricevuto cellule prodotte dal San Gerardo, una volta al mese, per 6 mesi. Uno è morto a 18 mesi. Un secondo ha interrotto la terapia, è morto a 12 mesi. Per gli altri è stata certificata l’assenza di miglioramenti e, dopo aver interpellato un Comitato etico di esperti nazionali, si è messa la parola fine.

Al Burlo nessuno vuole ulteriormente spiegare, si parla di «disagio enorme per la situazione che hanno vissuto le famiglie», di «imperdonabili incitamenti alla speranza su persone fortemente provate, senza le premesse scientifiche per alimentarle». L’articolo ha suscitato i commenti solidali di molti esperti internazionali, del resto già espressi anche in Italia. La reazione di Andolina è diretta: «Proprio questo articolo del Burlo gli avvocati dei nostri pazienti portano ai giudici per evitare che ai loro bambini sia proposto un trattamento simile a quello adottato a Trieste con cellule di Monza, “fabbrica di cellule staminali” autorizzata dall’Agenzia italiana del farmaco. Le cellule prodotte da Stamina (la società sotto inchiesta con cui collabora Andolina, ndr) funzionano molto meglio. Quelle di Monza evitano la morte nel breve termine: infatti chi ha sospeso la cura o è morto, o è venuto da noi in condizioni gravissime». Andolina cita il caso di una famiglia di Bari arrivata a Trieste, messa in attesa, e il cui bimbo è morto prima che arrivasse il parere (positivo) del Comitato etico. «Anche un genio, 600 anni dopo Galileo, deve provare le sue scoperte» ribatte il mondo della scienza.

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