Un sentiero sul Carso a Fogliano per il misterioso sass de San Belin

Il monolite calcareo domina la pianura isontina. Ai suoi piedi riti occulti in antichità

Il “Sass de San Belin” è di nuovo fruibile. Il grande blocco calcareo, che dal Carso domina la pianura isontina e l’abitato di Fogliano - e che secondo gli studiosi è stato scolpito in epoca celtica -, è stato ripulito e reso accessibile al pubblico grazie al lavoro di due volontari. A chiedere al Comune di intervenire per salvare e valorizzare un monumento conosciuto solo a livello locale era stato nel settembre di due anni fa lo storico Giorgio Geromet. Il sindaco di Fogliano Antonio Calligaris aveva accolto la richiesta per poi affidare l’incarico al suo vice Matteo Cechet. Una volta ottenuto il nulla osta dalla Protezione civile e dalla Forestale, a liberare fisicamente quello che è considerato un altare dalle sterpaglie e a disegnare un sentiero di cinquecento metri che parte da via Ulivi sono stati i cugini Luciano e Claudio Visintin.

La prima parte del tracciato costeggia una vigna per poi passare sotto gli alberi. Qui comincia una leggera salita. Attraversata una trincea austriaca, si apre la landa carsica punteggiata di bianco. A dominare questo spazio vuoto è proprio il “Sass de San Belin” con la sua storia millenaria. Secondo Geromet il Sasso è stato modellato da uno scalpellino aquileiese. «Il grande blocco calcareo - nota lo studioso - presenta dal lato di levante il volto del dio Beleno (Belin, ndr), mentre il lato di ponente mostra la testa di una donna velata, probabile simbolo pagano che assicurava fertilità ai campi e agli animali del popolo carsico».

Per il momento il percorso è di andata e ritorno, ma l’amministrazione foglianina vorrebbe fare in modo che la passeggiata potesse continuare verso l’ex cava e via Cormat creando un “anello”. «Da piccoli tutti in paese sono stati a giocare qui, senza però sapere cosa fosse questa pietra - ricorda il vicesindaco Cechet -. Oggi vedere pulito il Sasso grazie all’opera dei volontari è per tutti noi importante. Ma ancora più importante è conoscerne la storia».

Da giovane, alla domenica, Claudio Visintin saliva sulla cima del monolite per ascoltare alla radio guardano il panorama che li si apriva di fronte “Tutto il calcio minuto per minuto”. Il 2 marzo dello scorso anno ha iniziato il suo lavoro di recupero insieme al cugino. «Avevo già in mente di ripulire il Sass - racconta -. Poi è arrivato Claudio e, in due settimane, lo abbiamo liberato con fatica dalle piante che lo avevano circondato. Quella era la priorità. Poi siamo passati al sentiero». Armato di pala e carriola ha smosso la terra, spostato le pietre e tracciato un corridoio facilmente percorrribile. A metà strada ha ricavato anche uno spiazzo dove probabilmente verrà sistemata una panchina.

«Il “Sass de San Belin” - ricorda il sindaco Calligaris - è un sito di valenza storica e turistica. Per questo abbiamo chiesto alla Provincia di inserirlo nel progetto Carso 2014+. La promozione potrebbe essere affidata alla Pro Loco di Fogliano che è molto attiva in questo settore».

Intanto, però, il Sasso dedicato al dio Beleno adorato dagli aquileiesi è già fruibile e molti ragazzi della zona lo hanno riscoperto. Come i genitori e i nonni prima di loro.

Stefano Bizzi

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