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A Milano il defilé Missoni all’insegna della speranza

Moda, presentati alla Calabiana i nuovi modelli. Angela: «L’attività deve andare avanti». In passerella una donna alla ricerca di libertà e comfort: cappotti c he richiamano le vestaglie e pantaloni che occhieggiano al pigiama

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(ansa)

MILANO La testa in passerella ma il cuore altrove. Missoni sfila nel clima sospeso dell’attesa, nella frenesia dell’ultimo orlo da sistemare e nel dolore che si rinnova ogni giorno ormai da un mese e mezzo. Così fu il 13 gennaio scorso, alla presentazione della collezione uomo, e così è stato ieri pomeriggio nello spazio di via Calabiana al defilé dedicato alla moda femminile del prossimo autunno-inverno, il secondo senza Vittorio.

La moda non si ferma e Missoni cerca di guardare avanti proponendo una donna che vuole libertà e comfort, a cominciare dai cappotti che richiamano la vestaglia e i pantaloni che occhieggiano il pigiama. Ma subito dietro i riflettori, gli applausi e il riserbo; lì dove i truccatori sembrano dervisci sui volti pallidi delle indossatrici; nel backstage che sembra vivere di vita propria, Angela Missoni - la sorella di Vittorio – si aggrappa a tutto quello che può.

«Si continua a sperare» dice la stilista al termine della sfilata del marchio di famiglia che ha fortemente voluto così come avrebbe voluto Vittorio, scomparso lo scorso 4 gennaio insieme alla moglie e a una coppia di amici imbarcati su un aereo in volo tra l'arcipelago di Los Roques e Caracas.

Una speranza, quella di Angela, basata sul fatto che «si parla solo di ipotesi, ma non c'è traccia di niente. Per ora si sanno soltanto tre cose. L'ultimo punto trasmesso dal trasponder al punto di controllo, un punto preciso in cui sparisce la traccia. Un borsone ritrovato a Curacao, che è la borsa di un signore che non era a bordo. E infine una borsa grande, ritrovata a Bonaire, che appartiene a mio fratello e che aveva dentro una piccola borsetta, entrambe con le cerniere aperte. Queste sono le tre cose che si sanno».

I giornalisti, gli amici, i buyer l’aspettano in passerella ma il cuore di Angela è dall’altra parte dell’oceano. Sul relitto ritrovato a Curacao nei giorni scorsi, la sorella di Vittorio non ha dubbi: «Quei pezzi ritrovati non sono nemmeno pezzi di un aereo ma le notizie corrono in fretta». «È un momento molto singolare, molto faticoso, il più difficile della mia vita, ma siamo nati con le spalle larghe, io continuo a sperare, certo che continuo a sperare spero con tutta la forza che ho».

Ed è esattamente con questa forza della natura e della volontà che Angela Missoni ha mandato in passerella la collezione femminile per la prossima stagione fredda disegnata all'insegna di tre parole chiave: libertà, naturalezza e comfort. È un'eleganza che rimanda al mondo della lingerie, con una donna che gioca con sottovesti e vestaglie reinterpretandole come seducenti capi da giorno. C'è il pantalone pijama e il caban che assomiglia alla vestaglia, gli abiti che ricordano comode tute, morbida maglieria in cashmere.

I cappotti sono oversize, all'insegna di una calda comodità, talmente ampi da sembrare di un paio di taglie più grandi. Capispalla e abiti scivolano morbidi sul corpo lasciandone intravedere alcune parti grazie a tagli e squarci. In passerella anche la nuova generazione dei Missioni con la linea di borse disegnata da Margherita: baul. etti, clutch in nappa, camoscio e nabuk coordinati ai colori della collezione. Nero, argento, mattone e un tocco di bluette.

La mattina della penultima giornata di Milano Moda si era aperta sotto un’abbondante nevicata con il pubblico in massimo spolvero per la sfilatissima in via Bergognone. Mai più senza bombetta, senza orecchini sonanti o senza stringata da uomo, però con la tomaia in neoprene. Giorgio Armani fa qualche concessione al superfluo e manda in passerella la sua linea giovane di Emporio giocando con gli accessori che danno leggerezza al cappotto alla caviglia e alla gonna a metà polpaccio.

Così il cappello alla Charlie Chaplin è di tessuto glitter, i gioielli sono enormi ma leggerissimi e i mocassini hanno i lati di pvc trasparente per far intravedere almeno la caviglia. Si intitola “Kajal” ed è la collezione del prossimo autunno inverno addolcita con i colori della primavera (verdino, rosa, celestino, lilla) che arriva dopo quattro giorno di quasi total black, pelle, borchie, spalle imbottite, stole di visone e volti cadaverici.

Arriva dopo quattro giorni di dark ladies e prima del golden show di Dolce & Gabbana che, in un’orgia di cristalli, ori, santi, pizzi e curve restituisce alla donna tutto quello che la troika, la neve e le elezioni le avevano tolto. Davanti a una platea a bocca spalancata, sfila una principessa con la corona incrostata di pietre che incede in abiti di broccato d’ispirazione bizantina. Tutto l’oro dei mosaici del duomo di Monreale, le sue madonne, i suoi apostoli, gli ex voto, i rosari, i crocefissi e gli ostensori ondeggiano in passerella sparsi come incenso su tuniche e gonne, corpetti e bolerini in un tripudio tintinnante di sacro e profano.

«Non devi essere per forza cattiva o aggressiva, la donna è femmina e se le togli femminilità le togli ciò che ha di più bello» spiegano i due stilisti che con questa collezione barocca e opulenta rovesciano il rigore calvinista che ha imperversato in questi giorni sulle passerelle milanesi.

Nel nome della femminilità gli abiti sono ricamati a tessere di paillettes, cristalli e pietre dure, le scarpe hanno il plateau a gabbia che imprigiona fiori colorati, le borse Agatà, dedicate alla patrona di Catania, sono decorate a mosaico. Pietruzze dorate anche per il bustino in filigrana d’oro portato con la minigonna, per i tubini in broccato, per le maxi T-shirt tintinnanti di tesserine. E ancora oro sulle bluse abbinate alle gonne svasate, negli shorts a palloncino e nelle giacchine che segnano il punto vita.

Non bastasse, la principessa di Dolce & Gabbana indossa la corona come fosse un cerchiettio, porta al collo medaglioni con angeli e santi e ai lobi crocefissi di cristalli nella collezione più pontificia che si sia mai vista. Il trucco è all’altezza della situazione: eyeliner e rossetto ciliegia, nello stesso tono degli abiti di pizzo con ricami e pietre che chiudono la sfilata, accompagnata dalle musiche composte da Nino Rota per i film di Federico Fellini

Il resto scivola via sotto i fiocchi di neve grandi come palle di Natale. I pull over di Laura Biagiotti che dimentica il suo tradizionale bianco assoluto; la donna-diva di Marni che esce di casa solo se ha almeno una volpe e mezza addosso: intorno al collo, sulle mantelline coprispalla, sull’orlo della gonna e sul bordo del cappotto; il jeans di Calvin Klein per monelle vere: skinny di pelle nera, camicia di jeans e giubbino, giacche a profusione di Genny. Oh, yeah.

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